Valeria Violetta Camboni – Stati d’Animo
Non mi piace chi finge, perché non è vero, non mi piace chi mostra di sé solo un lato, mi piacciono le persone completamente vere, mi piace l’umiltà delle persone… non la loro “fierezza”!
Non mi piace chi finge, perché non è vero, non mi piace chi mostra di sé solo un lato, mi piacciono le persone completamente vere, mi piace l’umiltà delle persone… non la loro “fierezza”!
Non mi accontento mai, ne voglio sempre di più, di te sempre di più!
Di tutte le cose che abbiamo fatto l’unica di cui dovremmo pentirci è esser stati male per qualcuno.
Illudi il mio cuore… Dimmi che questo tuo immenso vuoto… Ha il mio volto!
Vorrei portarti con me, nel mondo in cui non ci si perde, dove respiri quella serenità intima di una provata emozione. Perché non esiste tempo, che non abbia bisogno del silenzio, di una pura ricerca di se stessi… capendo. Questo è un lavoro lento di ricerca del proprio essere, ma ora non puoi essere in grado di percepirlo, perché deviata da parassiti dell’anima che turbano una quiete che sembrava congelata.
Pensando di non farcela, cammini e vai avanti. Prosegui e solo tu conosci il prezzo di ogni passo. La fatica che fai nel compierlo senza pensare e senza tornare indietro. Solo tu conosci il prezzo di ciò che hai dato e di ciò che ti è stato tolto. Solo tu. Proprio per questo ci sarà il giorno in cui invece che pensare di non farcela, avrai la certezza di avercela fatta.
Ci frega l’approdo. Ci frega considerare “le cose” immutabili come se incorressimo nel rischio di mostrarci fragili, incoerenti, qualora volessimo virare ad ogni giro di boa. L’immagine del rischio è una pietra che cade a picco sul mare, imprevisto ed improvviso e lo scorrere della mutevolezza l’essenza mentale che aleggia sopra. Non mi piace il fisso. Non mi piace il “sempre uguale a se stesso” perché c’è chi se lo aspetta. La mia testa e le mie emozioni corrono troppo veloci perché possano essere aspettate e non c’è un essere talmente sprezzante da farsi venire l’affanno per starci dietro.