Walter Di Gemma – Economia e Finanza
Coloro che per denaro diventano ciechi hanno l’avidità come cane guida.
Coloro che per denaro diventano ciechi hanno l’avidità come cane guida.
Le più grandi delusioni si hanno dai cuori senza memoria.
A volte alcuni sbagli da immaturi si rivelano più sensati di certi gesti da adulti.
La mancanza del pane non è causata dalla calcoli sbagliati di Dio, ma dalla cattiveria del cuore umano che non utilizza la propria capacità per organizzare meglio il lavoro della terra convertendo il cuore alla giustizia e non facendo coprire l’ingiustizia.
Adriano Olivetti si poneva sessant’anni fa questi quesiti: “Può l’industria darsi dei fini? Si trovano, questi fini, semplicemente nei profitti? O non vi è qualcosa di più affascinante, una trama ideale, una destinazione, una vocazione?” Per tutta la vita Adriano s’impose di ricordare un ammonimento di suo padre Camillo, fondatore dell’azienda Ivrea: “Ricordati che la disoccupazione è la malattia mortale della società moderna; devi lottare con ogni mezzo affinché gli operai di questa fabbrica non abbiano a subire il tragico peso della miseria avvilente che si accompagna alla perdita di lavoro.” Adriano commentava: “Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi ad un nobile scopo.”
Le delusioni prima o poi ci cambiano eccome, altro che storie, ci portano a tradire, a non credere più agli altri, a diventare freddi e a volte spietati di fronte a un accenno di luce che vorrebbe nascere e bruciare per noi. Si soffre ancora di quei legami che sentivamo forti, ai quali avevamo tenuto molto, più di noi stessi, più della nostra vita, ma eravamo puri o, come direbbero giustamente molti, ingenui e in buona fede. Io direi ingenuamente puri. Non è che non ci si creda più o non si voglia credere o sperare nei sentimenti, è che la sofferenza e il male subiti ci costringono ogni volta a porre paletti inevitabili e a far superare prove difficili a chiunque, come se dicessimo: le mie pene so solo io quanto le ho pagate, sono diventate premi di immenso valore, e se una persona li vorrà condividere e mi amerà davvero con tutto il cuore, nessuna prova peserà e durerà mai abbastanza per conquistare e far risplendere tutto ciò che avevo perduto nella mia unica e immensa fiamma d’amore.
Si arriva a un punto di crescita in cui offendiamo, schiacciamo e rinneghiamo i nostri valori, a tal punto da commettere sbagli qualche volta irreparabili, ma è proprio la volontà di superare questi confini a riportarci avanti. Ciò che prima era solo teoria, rigore, ora è conoscenza, consapevolezza. Ed è non senza sofferenza che i valori acquistano vero significato, quasi dovessero morire nell’errore per rinascere definitivamente onesti.