William Gaddis – Arte
Un’opera d’arte redime il tempo. E comprarla redime il denaro.
Un’opera d’arte redime il tempo. E comprarla redime il denaro.
Io non credo di aver inventato niente, ho proposto un modo di essere.
Se si parla di pittura sono d’obbligo Magritte, Permeke e, subordinatamente, Topor. Da evitare Picasso, e persino Pollok, forse anche Rauschenberg e Wahrol. Ammessi invece Kandinsky e Klee; semmai un patetico ricordo di Cy Twombly del periodo romano. Ottimo è, per l’Ottocento, confessare un debole per De Nittis e Boldini, persino per Michetti, e ovviamente per Fattori. Si va sempre bene ora con Boccioni, Balla, il primo Carrà. Fra gli scultori, con Moore non si sbaglia mai; glissare su Manzù e semmai ostentare una qualche nostalgia per Medardo Rosso. Se si parla di musica, evitare gli ovvi entusiasmi per Bach, Beethoven, Mozart; Debussy è sempre ottimamente quotato. Con Mahler si va sul sicuro. Ma Schonberg, la dodecafonia, e persino Nono sono argomenti rischiosi, meglio evitare. Ora si è invece tranquilli con Respighi. All’ovvio Verdi è sempre preferibile Donizetti, se non addirittura Puccini. Con Rossini non si sbaglia mai.
Quando siamo di fronte ad un’opera d’arte, facciamo si che la nostra conoscenza sparisca, facciamo prevalere il nostro essere, priviamoci di ogni forza, rimaniamo noi l’opera e la consapevole paura di ciò che potrebbe accadere.
Io morirò. Resusciterò da qualche parte e ricomincerò a disegnare. Per sempre. Fino alla fine dell’universo.
Chi si muove crea, chi sta fermo sogna.
Fare denaro è un’arte. Lavorare è un’arte. Un buon affare è il massimo di tutte…