William Shakespeare – Vita
Così ogni giorno soffro di fame e sazietà,Di tutto ghiotto e di ogni cosa privo.
Così ogni giorno soffro di fame e sazietà,Di tutto ghiotto e di ogni cosa privo.
E perché non la morte, piuttosto che una vivente tortura?Morire è come esser messi al bando di se medesimi. Silvia è un altro me: bandirmi da lei è esiliar me da me stesso: mortale esilio! Qual luce è luce, se non per veder Silvia? Qual gioia è gioia, se Silvia non mi è vicina? O se non altro poter pensare che mi è vicina, e godere almeno il riflesso della perfezione? Se una notte Silvia non mi è vicina, non ha armonia il canto del rosignolo; se un giorno non contemplo Silvia, quel giorno non esiste per me. Ella è l’essenza stessa di me ed io non sono, se quel suo dolce influsso non mi riscalda, non m’illumina, non mi carezza, non mi alimenta. Col sottrarmi alla condanna mortale non eviterei di morire: se mi attardo qui non vado incontro che alla morte, ma se fuggo di qui fuggo lontano dalla vita.
La vita è una pittura senza colori, tu dovresti aggiungere i colori.
Credo che ogni attimo, sogno, emozione, debba essere vissuto “giusto o sbagliato”, chi può dirlo, chi può definire questo antico confine. L’importante che il “ciò” sia vissuto con serenità. Il resto non conta. Conta la gioia vissuta nel contesto che più ci appropria, che più ci appartiene, che più ci rende felici di vivere quello che siamo.
Perdiamo così tanto tempo stando dietro a determinate persone che farebbero volentieri a meno di noi, dimenticando che il tempo è uno strumento costruito per ricercare la felicità dentro noi stessi, senza aspettarsi nulla da nessuno.
Vorrei che anche nella vita e non solo in strada ci fossero i segnali, per sapere quando proseguire, quando girare o dare la precedenza…
Tutti noi abbiamo un fuoco dentro che mai si spegne, mai abbattersi per un problema, con la forza d’animo si ravviva.