Sonia Dritsakos – Filosofia
Non c’è inizio dal nulla, né fine del tutto. L’inizio e la fine (di un universo), sono relativi e simultanei.
Non c’è inizio dal nulla, né fine del tutto. L’inizio e la fine (di un universo), sono relativi e simultanei.
Nella normalità, non c’è nulla di eccezionale.
L’essere è sé. Ciò significa che non è né attività né passività. Non si può tuttavia dirlo “immanente a se stesso”, perché l’immanenza è sempre un rapporto a se stesso. Ma l’essere non è rapporto a se stesso, è invece se stesso. Riassumeremo tutto questo dicendo che l’essere è in sé.Che l’essere sia in sé significa che esso non rinvia a sé, come fa la coscienza di sé: questo sé esso lo è. In realtà, l’essere è opaco a se stesso e lo è perché è pieno di se stesso. È ciò che diremo meglio affermando che l’essere è ciò che è.L’essere è, l’essere è in sé, l’essere è ciò che è. Ecco i tre caratteri che l’esame provvisorio del fenomeno d’essere ci permette di attribuire all’essere del fenomeno.
Il bacillo della peste non muore né scompare mai… forse verrebbe giorno in cui, sventura o insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice.
I concetti “sono” gli aspetti che diventano questi complementi: l’eternità è l’anima, (in un ritorno continuo e razionale); l’intuito irrazionale è lo spirito; l’infinito è lo spazio; (spazio come insieme di luoghi, collocazione); La morte è il tempo; il caso è la morte; la necessità è la metafisica; l’immortalità è metafisica; la libertà è un paradosso, si può continuare all’infinito.
Il segreto della morte lo si può svelare solo cercandolo nel cuore della vita.
Il giorno successivo è lo scolaro del giorno precedente.