Mina (Mina Anna Mazzini) – Frasi in lingua straniera
Y soy yo quien sufrirà, amor, todas las penas.E sono io amore, che soffrirò tutte le pene.
Y soy yo quien sufrirà, amor, todas las penas.E sono io amore, che soffrirò tutte le pene.
Nil sine magno vita labore dedit mortalibus.Niente senza gran fatica la vita concede ai mortali.
I hope, i hope it! I want you.Io spero, io lo spero sempre! Ti voglio.
Life becomes an even harder nut to crack right when you start thinking that living it is such a piece of cake.La vita diventa un osso ancor più duro da rodere non appena cominci a pensare che viverla è proprio come rubare le caramelle ad un bambino.
À vingt ans, les désirs nous empêchent de voir la véritè; mais passè quarante ans il ne reste que des vérités réelles et fragiles: les capacités et les lacunes.A vent’anni, i desideri ci impediscono di vedere la verità; ma dopo i quaranta non restano che delle verità reali e fragili: le capacità e le lacune.
No princípio do fimHà ruídos que não se ouvem mais:- o grito desgarrado de uma locomotiva na madrugada- os apitos dos guardas noturnos quadriculando como um mapa acidade adormecida- os barbeiros que faziam cantar no ar suas tesouras – a matraca dovendedor de cartuchos- a gaitinha do afiador de facastodos esses ruídos que apenas rompiam o silêncio.E hoje o que mais se precisa è de silêncios que interrompam o ruído.Mas que se hà de fazer?Hà muitos – a grande maioria – que jà nasceram no barulho. E nem sabem, nem notam, por que suas mentes são tão atordoadas, seus pensamentos tão confusos. Tanto que, na sua bebedeira auricular, sò conseguem entender as frases repetitivas da música pop. E, se esta nossa “civilização” não arrebentar, acabamos um dia perdendo a fala – para que falar? Para que pensar? -, ficaremos apenas no batuque: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”Al principio della fineCi sono rumori che non si sentono più:- il grido solitario di una locomotiva nell’alba;- i fischietti delle guardie notturne che squadrano come una mappa la città addormentata;- i barbieri che facevano cantare per l’aria le loro forbici;- il tric-trac del venditore di castagne;- lo zufoletto dell’affilatore di coltelli.Tutti quei rumori che appena rompevano il silenzio. E oggi quel di cui più c’è bisogno sono silenzi che interrompano il rumore.Ma che possiamo farci? Molti – la grande maggioranza – sono nati già nel frastuono. E neanche lo sanno, neanche lo notano, tanto le loro menti sono stordite, i loro pensieri confusi. Tanto che, nella loro ubriacatura auricolare, riescono solo a sentire le frasi ripetitive della musica pop. E, se questa nostra “civiltà” non esploderà prima, un giorno finiremo per perdere la favella: perché parlare? Perché pensare? Resteremo soltanto col suono dei tamburi: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”
Panta rei.Tutto scorre.