Stefan Gary Chevalier – Frasi in lingua straniera
Les enfants terribles.I giovani imbarazzanti.
Les enfants terribles.I giovani imbarazzanti.
The only hate I feel is for people who realize my need of moral aims and still have the arrogance to give me them.L’unico odio che sento è per le persone che capiscono il mio bisogno di obiettivi morali e hanno ancora l’arroganza di darmeli.
For me, it doesn’t really matter whether you are a believer, an agnostic or an atheist. For me, what does count is the fact that you be actually honest with yourself and respect my choices just like i respect yours.A me non interessa affatto se sei credente, agnostico o ateo. Per me, ciò che conta davvero è che tu sia realmente onesto con te stesso e rispetti le mie scelte, nello stesso modo in cui io rispetto le tue.
Mes bras sont rompus pour avoir étreint des nuées.Ho le braccia a pezzi a forza di abbracciare le nuvole.
Now is not the time to cry, now’s the time to find out why, I think you’re the same as me, we see things they’ll never see, you and I are gonna live forever.Ora non è il momento di piangere, ma il momento di scoprire perché, penso che tu sia uguale a me, e vediamo cose che gli altri non vedono, noi vivremo per sempre.
Life meets death to be reborn as a new life.La vita si incontra con la morte per rinascere come una nuova vita.
No princípio do fimHà ruídos que não se ouvem mais:- o grito desgarrado de uma locomotiva na madrugada- os apitos dos guardas noturnos quadriculando como um mapa acidade adormecida- os barbeiros que faziam cantar no ar suas tesouras – a matraca dovendedor de cartuchos- a gaitinha do afiador de facastodos esses ruídos que apenas rompiam o silêncio.E hoje o que mais se precisa è de silêncios que interrompam o ruído.Mas que se hà de fazer?Hà muitos – a grande maioria – que jà nasceram no barulho. E nem sabem, nem notam, por que suas mentes são tão atordoadas, seus pensamentos tão confusos. Tanto que, na sua bebedeira auricular, sò conseguem entender as frases repetitivas da música pop. E, se esta nossa “civilização” não arrebentar, acabamos um dia perdendo a fala – para que falar? Para que pensar? -, ficaremos apenas no batuque: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”Al principio della fineCi sono rumori che non si sentono più:- il grido solitario di una locomotiva nell’alba;- i fischietti delle guardie notturne che squadrano come una mappa la città addormentata;- i barbieri che facevano cantare per l’aria le loro forbici;- il tric-trac del venditore di castagne;- lo zufoletto dell’affilatore di coltelli.Tutti quei rumori che appena rompevano il silenzio. E oggi quel di cui più c’è bisogno sono silenzi che interrompano il rumore.Ma che possiamo farci? Molti – la grande maggioranza – sono nati già nel frastuono. E neanche lo sanno, neanche lo notano, tanto le loro menti sono stordite, i loro pensieri confusi. Tanto che, nella loro ubriacatura auricolare, riescono solo a sentire le frasi ripetitive della musica pop. E, se questa nostra “civiltà” non esploderà prima, un giorno finiremo per perdere la favella: perché parlare? Perché pensare? Resteremo soltanto col suono dei tamburi: “Tan! Tan! Tan! Tan! Tan!”