Mirko Badiale – Libri
Un romanzo è l’aforisma del pigro.
Un romanzo è l’aforisma del pigro.
Io credo che le persone bisogna conoscerle più da vicinoprima di descriverle in un certo modo. Bisogna conoscerle inogni ambiente, in ogni situazione, perché ognuno di noi cambiaatteggiamento in base al luogo, alla situazione o la gente inmezzo a cui si trova o anche in base all’età e soprattutto inbase all’umore, così come i camaleonti cambiano colore inbase all’oggetto su cui si trovano. Non possiamo dire che unapersona è chiusa di carattere solo perché con noi non si apre, edi conseguenza, proprio per il fatto che non si apre con noi,mai potremo dire di conoscerla bene.D’altronde, nessuno di noi conosce fino in fondo il suoprossimo, neanche i migliori amici si conoscono bene tra diloro. Neanche un genitore conosce bene il proprio figlio, e nonsa mai cosa esattamente gli frulla per la testa. Perché in fondonessuno di noi conosce bene neanche se stesso. Quindi se nonconosciamo bene noi stessi come pretendiamo di conoscerebene gli altri?
… Voi parlate quando non siete in pace con i vostri pensierie quando non riuscite ad abitare nella solitudine del cuore, vivete nelle labbra,dove il suono è distrazione e passatempo.E in molti vostri discorsi il pensiero è quasi ucciso.Perché il pensiero è un uccello dell’aria, che in una gabbia di parole può forse spiegare le alima non può certo volare.E c’è chi ha in sè la verità, ma non la esprime con parole.Nel suo petto lo spirito dimora in armonioso silenzio.
A seguito di una battente pubblicità mediatica e da commenti sentiti qua e là su la “saga” dei liberi delle varie “sfumature…” incuriosita ne ho letto uno.Chiusa l’ultima pagina mi è venuta spontanea una riflessione in seguito al confronto fra la mia lettura del libro e i vari commenti sentiti… “come si fa a dire stupendo… emozionante… coinvolgente… erotico…, mah sono io che sono troppo cerebrale?”
Il mondo appartiene a poche persone, tu sei una di quelle.
Come la pioggia contro una finestra fredda, questi pensieri tamburellavano sulla dura superficie dell’incontrovertibile verità: doveva morire. Io devo morire. Doveva finire.
Spesso ripercorro mentalmente quell’anno, lo riporto in vita e mi rendo conto di provare immancabilmente uno strano sentimento, fatto di dolore e di gioia. In certi momenti vorrei tornare indietro nel tempo per spazzare via tutta la tristezza, ma ho la sensazione che, se lo facessi, se ne andrebbe anche la gioia. Così prendo i ricordi come vengono, accettandoli in toto, lasciando che mi guidino tutte le volte che si affacciano alla memoria.