Michela Strega – Libri
Ho voltato tante volte pagina, ma è stato inutile perché il libro era sempre lo stesso.
Ho voltato tante volte pagina, ma è stato inutile perché il libro era sempre lo stesso.
Ripenso a quello che mi ha detto Marzia (…) Lei è più razionale di me e mi aiuta a guardare il cielo per quello che è, a non confonderlo con un foglio di carta colorato di blu e puntellato di forme di animali bianchi. Marzia mi fa vedere che il cielo è un insieme di strati di atmosfera e che tutti vanno notati. La stimo e le voglio bene.
Ormai le donne credono di essere tutte femmine fatali peccato che di fatale hanno solo la loro presunzione.
Step attacca il telefono. Si chiede se è uscita davvero. Se gliel’avrebeb detto. Solo su quel divano, ricordando, vicino aun telefono muto, senza speranza. Giorni felici passati, sorrisi, giorni d’amore e di sole. Lentamente la immagina piu vicinaa lui, fra le sue braccia, proprio su quel divano, cosi com è stato. Illusione di un momento, violenti attimi di passione, ora solitaria.Dopo si sente ancora piu solo, svuotato anche dell’orgoglio. Piu tardi camminando fra la gente vede macchine dalle coppiefelici, nel traffico festivo, con i sedili pieni di doni. Sorride. È difficile guidare quando lei si abbraccia a te, quando vuole mettereper forza le marce e non è capace, quando hai una mano sola per girare il volante e, nello stesso tempo, amare.
L’autore è il primo lettore del suo testo, il primo critico di sé stesso.
Io una volta sognavo sempre mio nonno materno, l’unico che conobbi.Ogni tanto, in sogno, questo nonno mi dava certi numeri sicuri, ma io non li capivo mai bene, oppure appena mi svegliavo me li scordavo. Poi non si fece vedere più e io, non so perché, mi misi in testa che forse non voleva più usare un mezzo di comunicazione di massa così antico, qual è il sogno. E una notte, obbedendo a un richiamo, scesi dal letto, accesi la televisione e cominciai a cercare. Non mi ero sbagliato.Infatti dopo un po’ vidi la sua faccia di napoletano dell’800, i suoi baffi guappeschi. Stavolta non era come in sogno, l’immagine era chiara, l’audio era perfetto.Insomma era l’occasione per avere tre numeri precisi, il nome di un cavallo, una schedina da un miliardo.Ma feci un grosso errore. Anziché pensare subito a queste cose serie, volli prima avere qualche risposta alle antichissime e inquietanti domande che si è sempre posto l’uomo: il mistero della nascita dell’universo, il fondamento della teoria aristotelica sulla nascita di Dio. Dissi: prima del terno sicuro, voglio notizie di prima mano sull’immortalità dell’anima.Dietro mia insistenza, il nonno mi stava per rivelare i misteri dell’aldilà, quando improvvisamente mi disse che lo chiamavano dalla regia. Alzò la cornetta del telefono e cominciò a fare di sì con la testa, proprio come fanno quelli del telegiornale. Quando riattaccò, disse che dalla regia avevano detto che su quelle cose non poteva dire niente, poteva dare solo i numeri e i cavalli.Dissi: va bene, per adesso mi servono almeno cinquecento milioni, il mistero della vita e della morte lo posso scoprire dopo che mi sono comprato una bella macchina nuova e una villa a Capri. Ma dovette succedere qualcosa all’antenna. Il nonno sparì nell’effetto nebbia e non lo ritrovai più.
Quali che siano le cose, musica e poesia condividono se non altro il fatto di rappresentare uno tra i più affascinanti e insondabili misteri che legano, come poche altre cose, altri due misteri – ugualmente insondabili e affascinanti: l’uomo che dona e quello che riceve poesia. E tanto ci deve bastare.