Cecilia Ahern – Libri
Denise: “Cosa c’entra? Per innamorarsi basta un minuto, no?”
Denise: “Cosa c’entra? Per innamorarsi basta un minuto, no?”
Io una volta sognavo sempre mio nonno materno, l’unico che conobbi.Ogni tanto, in sogno, questo nonno mi dava certi numeri sicuri, ma io non li capivo mai bene, oppure appena mi svegliavo me li scordavo. Poi non si fece vedere più e io, non so perché, mi misi in testa che forse non voleva più usare un mezzo di comunicazione di massa così antico, qual è il sogno. E una notte, obbedendo a un richiamo, scesi dal letto, accesi la televisione e cominciai a cercare. Non mi ero sbagliato.Infatti dopo un po’ vidi la sua faccia di napoletano dell’800, i suoi baffi guappeschi. Stavolta non era come in sogno, l’immagine era chiara, l’audio era perfetto.Insomma era l’occasione per avere tre numeri precisi, il nome di un cavallo, una schedina da un miliardo.Ma feci un grosso errore. Anziché pensare subito a queste cose serie, volli prima avere qualche risposta alle antichissime e inquietanti domande che si è sempre posto l’uomo: il mistero della nascita dell’universo, il fondamento della teoria aristotelica sulla nascita di Dio. Dissi: prima del terno sicuro, voglio notizie di prima mano sull’immortalità dell’anima.Dietro mia insistenza, il nonno mi stava per rivelare i misteri dell’aldilà, quando improvvisamente mi disse che lo chiamavano dalla regia. Alzò la cornetta del telefono e cominciò a fare di sì con la testa, proprio come fanno quelli del telegiornale. Quando riattaccò, disse che dalla regia avevano detto che su quelle cose non poteva dire niente, poteva dare solo i numeri e i cavalli.Dissi: va bene, per adesso mi servono almeno cinquecento milioni, il mistero della vita e della morte lo posso scoprire dopo che mi sono comprato una bella macchina nuova e una villa a Capri. Ma dovette succedere qualcosa all’antenna. Il nonno sparì nell’effetto nebbia e non lo ritrovai più.
Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare un intera via crucis con una semplice stretta di mano o una visita ad un museo e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi e miliardi di parole d’amore.
Quanto alle vostre donne, certo, esse non piangono con alte grida come nelle altre città e sopportano con forza le sciagure, ma credi che non sentano il dolore?
Mi ricordo una sera d’estate: mia sorella, mio fratello ed io (eravamo molto piccoli e l’afa gravava come muschio sulla pianura) non riuscivamo a dormire. La mamma ci portò allora a fare due passi fino al fiume e alla darsena, benché Savannah e io avessimo un raffreddore estivo e Luke un eczema da calore. “Ho una sorpresa per i miei cocchi,” disse la mamma mentre noi guardavamo affascinati un delfino prendere il largo nell’acqua tranquilla, metallica. Sedevamo sulla punta del moletto e, stendendo le gambe, cercavamo di toccare l’acqua col piede. “C’è una cosa che voglio farvi vedere. Una cosa che vi aiuterà a dormire. Guardate là, figlioli,” disse, indicando l’orizzonte a levante. E, proprio in quel momento, dove essa indicava, la luna comparve, sollevando la fronte di uno stupefacente color oro al di sopra di una filigrana di nuvole che bordavano il cielo di veli. Le sere erano lunghe al sud, in quella stagione, e alle nostre spalle, in quello stesso momento, il sole stava tramontando in un tripudio di fiamme che incendiavano il fiume. Era come un duello di ori: l’oro nuovo della luna nascente, l’oro consunto del sole che scompariva all’altro capo del cielo. Così il giorno, dopo un’ultimo guizzo di danza sulle paludi della Carolina, moriva splendidamente sotto gli occhi di noi ragazzi, finché della luce dell’astro diurno non rimase che un listello intorno alle chiome delle querce acquatiche. La luna poi sorse veloce, come un’uccello che si leva dall’acqua, e salì in alto: fulva, poi gialla, poi giallino, poi d’argento, poi d’un miracoloso, immacolato pallore, al di là dell’argento, un colore che è proprio soltanto delle notti del sud. Noi bambini restammo estasiati di fronte alla luna che nostra madre aveva evocato dalle acque. Quando l’astro si fu inargentato, mia sorella Savannah, che aveva tre anni, esclamò “Oh mamma, fallo ancora!” E questo è il ricordo più antico che ho.
– Ci sono persone che si innamorano di continuo – Tibby annuì, comprendendo la particolare tristezza che si dipingeva sul volto di Lena. – E ci sono altre persone che sembrano poterlo fare una volta sola – A Tibby vennero le lacrime agli occhi non appena le vide in quelli di Lena. Sapeva che Lena stava parlando di lei e Brian. E che stava parlando anche di se stessa.
Come prima, fu come se il tocco della sua pelle, delle labbra, delle mani, affondasse nella mia pelle, dura e liscia, nelle mie nuove ossa. Fino al centro del mio corpo. Non avevo immaginato che lo avrei potuto amare piu di prima. La mia vecchia mente non sarebbe mai riuscita a contenere tutto quell’amore. Il mio vecchio cuore non avrebbe mai avuto la forza necessaria a sopportarlo.