Anonimo – Luoghi comuni
I meridionali non hanno voglia di lavorare.
I meridionali non hanno voglia di lavorare.
Quando siamo bambini l’inferno non è altro che il nome del diavolo sulla bocca dei nostri genitori. Poi questa nozione si complica, e allora ci rigiriamo nel letto nelle interminabili notti dell’adolescenza, cercando di spegnere le fiamme che ci bruciano, le fiamme dell’immaginazione. Più tardi, quando non ci guardiamo più allo specchio perché i nostri volti cominciano ad assomigliare a quello del diavolo, la nozione dell’inferno si trasforma in un piumone intellettuale e allora, per sottrarci a tanta angoscia, ci mettiamo a descriverlo. Giunti alla vecchiaia l’inferno è così alla portata di mano che l’accettiamo come un male necessario e lasciamo persino scorgere la nostra ansia di patirlo. Ancora più tardi, e adesso sì che siamo tra le sue fiamme, mentre bruciamo cominciamo a intuire che forse potremmo acclimatarci. Passati mille anni un diavolo ci chiede, con aria di circostanza, se soffriamo ancora; gli rispondiamo che l’abitudine ha una parte ben maggiore della sofferenza. Alla fine arriva il giorno in cui potremmo abbandonare l’inferno, ma rifiutiamo fermamente tale offerta. Chi rinuncia infatti a una cara abitudine?
Il lavoro ideale è quello che non fa stancare.
Notte: ti sto baciando da ore ma tu fingi di nulla e dormi sul mio…
Un pittore da un’ispirazione arriva ad un capolavoro, un genio da un intuizione arriva alla grande scoperta, uno scultore da una visione arriva all’opera d’arte, un musicista da una percezione arriva ad una sinfonia, un sognatore da un desiderio arriva a te, massima espressione di tutti i miei sogni desideri. Ti amo.
La pace è un qualcosa di talmente bello che dovrebbe esistere già in natura.
Vieni a me, angelo mio!