Angela Cicolari – Musica
Una canzone finisce dove la storia si ripete, e le sue parole si zittiscono. O forse è proprio allora che comincia?
Una canzone finisce dove la storia si ripete, e le sue parole si zittiscono. O forse è proprio allora che comincia?
Vidi queste cose addentrandomi nella verità. Due corpi stavano copulando sotto uno strano stemma inciso sopra uno scudo, una spirale con due serpenti che si intrecciavano. Anche questi erano nella stessa posizione e si muovevano nella velocità dell’amplesso. Mi avvicinai e vidi Padre Pio che stava sopra Santa Chiara. Aveva il saio tirato su fino alla vita, mentre Chiara era completamente nuda. Andavano su e giù gridando come animali, la barba di p. Pio quasi gocciolava dal sudore. Un serpente bianco strisciava tra i due corpi, come a guardia di quell’incontro osceno. Strisciava tra le gambe del padre e tra le cosce di Chiara. Quando la copula raggiunse il culmine, padre Pio alzò la testa e gridò qualcosa al cielo in tempesta, segno del passaggio dell’Onnipotente. Al di là delle nuvole si udì una voce dire: “Miei diletti, servi del mio Figliolo, come fate bene l’atto di santa moltiplicazione. Mi genererete una prole, ho trovato infatti delle vittime sacrificali perfette per costruire le creature che genererete. Avete visto le due stelle più brillanti nel cielo, il mio re e la mia regina. Un buon massacro genera prole perfetta. E mi ubbidiranno e mi ascolteranno, come non fanno quelli che uccido, sempre pronti a biascicare eresie e false profezie contro di me. Io sono Tutto, vero? Ditelo a papà”. Chiara e Padre Pio ulularono la loro risposta. “Si tutto, tu solo hai potere di morte e vita, tutto ti appartiene e ne fai ciò che vuoi!”. La tempesta tuonò soddisfatta. Quasi si udì oltre le nubi un sibilo, forse una risata, e una forma scura si muoveva dietro le cateratte della sua Nave, un faro a volte puntava la luce alla ricerca di qualcosa da ghermire. Ora, da Padre Pio uscì un liquido giallo urina, che ingravidò santa Chiara. Partorì subito una creatura deforme, con molti denti appuntiti, e stava per divorare coloro che l’avevano generata. Ma subito dalla tempesta, un angelo scese e investì quella cosa di una sostanza brillante, come un vestito dorato. Il nuovo nato si contorse e gemette, cominciando a trasformarsi… in un neonato umano. La pelle rosea del bambino riluceva della sostanza vitale ottenuta dalle vittime delle carneficine. In fondo ai suoi occhi azzurri splendevano già le acque che un giorno avrebbero inghiottito e annegato ogni cosa. O almeno, ci avrebbero provato.
L’unica cosa che questa realtà accetta è l’onestà di fronte ad essa. Con le verità di comodo non si cambia il destino, con l’ostilità nel dare morte a chi non lo merita, si condanna tutta la realtà al crollo.
Il destino non è nemico di nessuno. Io credo nel destino, perché questa realtà non può fare nulla contro se stessa che nel tempo non sia riparato a dovere.
È la miseria il prezzo che paga chi è senza fantasia!
Noi non dobbiamo cessare di esplorare, e il fine di tutta la nostra esplorazione sarà quello di arrivare là dove cominciammo e di conoscere quel posto per la prima volta.
Capita a volte di sentire visceralmente l’esigenza di ascoltare la propria canzone preferita perché le parole che vengono cantate sono le stesse che si ha paura di pronunciare.