Silvana Stremiz – Paradiso & Inferno
Credere nella vita eterna rende accettabile la morte.
Credere nella vita eterna rende accettabile la morte.
Per alcuni di noi, per cui la vita è o bianca o nera, o tutto o niente, o dentro o fuori, senza mezze misure…l’essenza di ogni oggetto che possiamo possedere, dal più scontato al più raro, viene massimizzata, fondamentalmente privandosene. Perché solo la privazione aumenta il desiderio. E quando il desiderio è estremo, la sua percezione e intensità sono equivalenti a quelle di un orgasmo. Ebbene si. Bisogna fare l’amore. Fare l’amore con il cibo, con le proprie passioni, con la propria mente, con il proprio corpo, con il proprio uomo. E fare l’amore significa arrivare allo stremo delle energie fino a far male, a far mancare il respiro, a nauseare. Una sorta di masochismo paradossalmente rigeneratore, che si raggiunge solo rendendo esclusivo l’approccio con l’oggetto. L’abitudine è assuefazione che sminuisce il suo straordinario valore. Per questo bisogna fondamentalmente privarsene…
Nel paradiso non esiste il matrimonio; evidentemente per non turbare la serenità del luogo.
Il Paradiso lo riceviamo in dono alla nascita, ignoriamo di averlo tutta la vita, lo pretendiamo alla morte.
Troppi pensano di essere più furbi del diavolo finché non l’incontrano per davvero!
Non so cosa sia un paradiso nel quale sono privato del diritto di preferire l’inferno.
Ti porterò nel punto dove tutte le vene s’incontrano.