Vincenzo Lacerenza – Politica
Il nazionalismo è una masturbazione ossessiva della patria.
Il nazionalismo è una masturbazione ossessiva della patria.
Postulato di Jacquin sui governi democratici.La vita, la libertà e la proprietà di ogni uomo sono in pericolo quando il parlamento è riunito.
Se l’incapacità elimina la responsabilità morale, dobbiamo dedurre che i nostri politici sono fondamentalmente incapaci. Ciò deve farci riflettere a lungo, perché in genere li eleggiamo noi.
Nelle elezioni in molti non sapevano chi votare, perché gli italiani prima andavano a destra, poi a sinistra e ad un certo punto erano disorientati. Alcuni si affidavano alla divina provvidenza, altri sostenevano che Dio non avrebbe avuto abbastanza tempo per votare al loro posto! Altri, spinti da umana pietà, donarono voti a qualche politico per non farlo dispiacere, convinti che nessuno avrebbe votato per lui! Alcuni cercavano un segno negli esteri, altri si ricordavano che i maya avevano ragione! Altri avevano avuto l’idea geniale che conveniva votare per i maya! Altri, sostenevano che avrebbero copiato dal vicino di urna! E fu così che gli italiani, che non sapevano abbinare nemmeno i loro stessi vestiti, e sono vestiti italiani, tentavano di abbinarsi i politici alle scarpe! E quindi, decisero di votare un personaggio che prima faceva comicità, nella speranza che almeno lui li facesse sorridere. Lui aveva detto loro che avrebbe mandato tutti a casa e agli italiani stava bene purché non fosse casa loro!
La politica è la ricerca di un sottile equilibrio tra l’ingannare troppo e l’ingannare troppo poco.
Il cancro dell’Italia non arriva né da destra, né da sinistra. Si cura con una sola medicina: l’onestà. Non la passa la mutua, è gratuita e sta dentro di noi e se penso che, il cancro che voglio sconfiggere, crede di essere (lui) la medicina che cura il male… beh, anche l’eroina per i tossicodipendenti è un toccasana, ma fa male!
Continuiamo a riempirci la testa di domande da fare a chi è vuoto di risposte, di richieste a chi non vuole dare. Noi perdiamo il nostro tempo, anche loro perdono del tempo, il nostro.