Sandro Pertini – Politica
C’è poco da ridere, onorevoli colleghi. Anche una donna può diventare Presidente della Repubblica, sapete?
C’è poco da ridere, onorevoli colleghi. Anche una donna può diventare Presidente della Repubblica, sapete?
Hanno ridisegnato i confini dell’Italia,fino alla toscana è sud europa,dalla toscana in giù è nord africa.Non ha colpe chi lo ha fatto,ha fatto il suo mestiere,La colpa è di tutti quelli che lo hanno permesso.
Come è impossibile per un medico dare consigli per preservare la salute se non possiede alcuna conoscenza del corpo, così è impossibile, per coloro che non possiedono informazioni e non prendono coscienza dei fatti della vita pubblica, riuscire a curarla nella sua totalità o in parte.
Di fronte all’offensiva delle posizioni confessionali Gian Enrico Rusconi ripropone gli ideali illuministi. La politica non si fonda sulla religione ma sulla libera ricerca scientifica. (…) Ma bisogna proprio ancorare la democazia a qualcosa? (…) Qui torniamo al ruolo delle responsabilità: qui la sfida non è far finta che Dio non ci sia… quanto procedere nell’indagine scietifica e nel libero dispiegamento delle preferenze dei cittadini. Ovviamente col vincolo che nessuno rechi danno ad altri… Non si tratta di escludere religioni o ideologie dal “discorso pubblico” (come asserisce Rusconi) bensì di resistere alle imposizioni liberticide O totalitarie di qualsiasi grande timoniere – qualunque siano le sue credenze, il suo ruolo istiruzionale, la sua militanza in una Chiesa o partito…
Monarchia: tipo di “anarchia” chic e raffinata, generalmente ereditaria, molto apprezzata e ben accettata dal Re “Mon”, dalla Famiglia Reale, dai nobili del Regno e, ovviamente, da tutti i loro leccaculo.
E dopo tanta scuola recitano la parte quasi a memoria. Stanno per un ora in tv da attori consumati, a convincerci che fanno tutto bene e poi tornano al loro lavoro di comparse, a dimostrarci che fanno tutto male.
Di fronte agli eccessi compiuti in altri tempi dal partito a cui si tiene, la tecnica molto semplice consiste da una parte nel denigrare le vittime, dall’altra nel dichiarare che le condanne erano necessarie per garantire l’ordine.