Marco Oliverio – Religione
Il secondo comandamento è una tautologia: Dio viene sempre nominato invano.
Il secondo comandamento è una tautologia: Dio viene sempre nominato invano.
Senza il purgatorio e l’inferno, il buon Dio non sarebbe che un povero re.
Il mio Dio ha un nome diverso da tuo. Non è clemente, paziente o onnisciente. Il mio Dio non è incorporeo o un credo. Il mio Dio non mi chiede di rispettare dei comandamenti, e non mi infligge una punizione. Se devo essere sincera, il mio Dio sono io. Non devo piegarmi alla volontà di altri se non della mia.
Quel che Dio è per l’uomo, l’uomo lo è per il cane.
Al cristiano è tutto dovuto: porta la croce dei nostri peccati.
Le chiese sono serbatoi di peccati che versano gocce di santità.
Non sono portatore di nessuna religione. Per me le religioni sono come grandi multinazionali che vendono tutte la stessa cosa: un percorso omologato alla ricerca della divinità. Le religioni possono aiutare nella fase iniziale del percorso, ma poi vanno superate se non si vuole fermarsi, perché se si cerca Dio fuori, si perde la propria divinità: siamo tutti esseri portatori della divinità, della buddità. Le nuove generazioni dovranno diventare sacerdoti di se stessi, senza adorare nessun Dio se non quello dentro di sé. La ricerca della propria divinità interiore è un percorso individuale che passa attraverso la figura di un maestro, per avere la guida necessaria a risvegliare gradualmente, e coltivare, il proprio maestro interiore.