Søren Aabye Kierkegaard – Religione
La fede è la più alta passione di un uomo. Ci sono forse in ogni generazione molti uomini che non arrivano fino ad essa, ma nessuno va oltre.
La fede è la più alta passione di un uomo. Ci sono forse in ogni generazione molti uomini che non arrivano fino ad essa, ma nessuno va oltre.
Non ci serve la forza di una chiesa per fare del bene ma l’umiltà della persona che siamo.
Paolo, servo di Dio, apostolo di Gesù Cristo per chiamare alla fede gli eletti di Dio e per far conoscere la verità che conduce alla pietà ed è fondata sulla speranza della vita eterna, promessa fin dai secoli eterni da quel Dio che non mentisce, e manifestata poi con la sua parola mediante la predicazione che è stata a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore, a Tito, mio vero figlio nella fede comune: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore. Per questo ti ho lasciato a Creta perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.
Se vuoi salire fino al cielo, devi scendere fino a chi soffre e dare la mano.
Ogni cosa proclama l’esistenza di Dio, è vero, ma tutte le religioni sono figlie dell’uomo.
Quando la bellezza non è avere (le maschere di spirito che Dio estrae per farne luce) ma essere, quando è trasformata in avere e se è troppo “importante” come dose, può verificarsi di conseguenza un fallout che condanna alla morte, o peggio, chi se ne veste. Il se non è in discussione, è matematicamente certo, semmai è incerto il quando. Un potere inamovibile e abbastanza forte può posticipare questa conseguenza con azioni vergognose ma abbastanza scaltre per avere temporaneamente successo, come riprogrammare la natura per far si che si rovesci addirittura la legge che determina quello che è giusto e quello che è errato, la vita, che diventa morte, e la morte, che diventa vita. Ma così facendo la natura universale, maltrattata e danneggiata fino alle sue radici, porterà quella vita che si voleva salvare, mutare e rendere perenne, a quella fine certa sin dall’inizio. Un limite non può essere superato operando sulla legge che determina il limite. Dio agisce così perché, da quella piattola che è, crede di essere abbastanza in gamba da sopravvivere ad un male, il Suo, superiore al bene che vuole ottenere. È inutile che si convinca che la mia è vanità. Così peggiora il danno che sta compiendo. La matematica non imparerà mai l’umiltà, perché si svolge secondo la sua natura, che non può cambiare. Se si cerca di cambiare l’essenza della legge matematica per trasformarla in quello che la renderebbe più conveniente, questa tracotanza aggressiva è il vero errore di calcolo, la perdizione dell’intera vita per sciuparla nell’avere. Quando il corso dell’evoluzione comincerà la sua linea discendente, consumato da troppa “luce”, energia vitale, sarà il segnale del principio dell’annullamento. Non esisteranno navi di salvataggio, perché non esisteranno posti dove andare. Nessuna percezione del futuro, non quelle che ci sono state di cui Dio aveva il monopolio, si avvererà. La conoscenza che ha preteso di prendersi con la morte per salvarsi, è stato il suo passo falso, e da essa otterrà invece la sua rovina. Non potrà capovolgere questa conseguenza, come lo zero e l’uno costruiscono le pareti dei suoi labirinti, perché un passo del genere è superiore alle sue abilità. Se questa è vanità, sono contenta di esserlo: infatti non mi faccio corrompere dalla ricchezza delle sue maschere, non mi farà cambiare l’asserzione della verità oggettiva e immutabile con vendette e crudeltà, preferisco assecondarlo, dicendogli però che fine farà, a realizzarle anche con il mio stesso sangue perché so dove lo porteranno (dovrebbe ricordarsi che ha ucciso per avidità e invidia chi sapeva migliore di lui e dei suoi figli, e questo non va a suo vantaggio). La possibilità di salvarsi, di liberarsi dalla prigione che ha costruito, Dio l’ha già avuta, e ha preferito scegliere la morte per arricchirsi e raddoppiare la forza del Messia e dei suoi angeli, quindi non ne avrà altre. La salvezza dalle sue azioni non è qualcosa che potrà rubare, perché non esiste nessuno che la possiede. Poi, la merda non è in grado di ritornare e riparare le merdate che fa, non è nella sua natura. È inutile che si incavola con me, se è così, o se crede che io possa fargli qualcosa di male. La vendetta è natura del Cristo, non mia, e l’Essere interiore che fa di una persona quello che è, non cambia. Il male Dio lo sta facendo da solo, è lui soltanto che se lo sta facendo.
Il nostro cuore è il luogo d’incontro del bene e del male. La presenza del bene e del male insieme fa sì che il male tenti di sopprimere il bene. Nostro compito è fare in modo che il bene presente in noi non soccomba.