Stefano Maffettone – Ricchezza & Povertà
Se si può fare, senza sacrificare troppo di se stessi, qualche cosa per gli altri più sfortunati di noi, si deve farlo.La santità sarà pur rara, ma la decenza morale si deve pretendere.
Se si può fare, senza sacrificare troppo di se stessi, qualche cosa per gli altri più sfortunati di noi, si deve farlo.La santità sarà pur rara, ma la decenza morale si deve pretendere.
Anche il povero ha una precisa funzione nella vita sociale: permettere al ricco l’esercizio della generosità.
A questo mondo non si diventa ricchi per quello che si guadagna, ma per quello a cui si rinuncia.
Grazie, ma io alla ricchezza esteriore preferisco salvaguardare quella interiore. Quella mi appaga la coscienza, l’altra no!
Il denaro non è l’idea, ma compera i padroni dell’idea.
Se ci fosse chi riesce a vivere senza mai servirsi del denaro, lo Stato esiterebbe a chiedergliene. Ma il ricco, per non fare paragoni spiacevoli, è sempre colluso con l’istituzione che lo fa ricco. In termini assoluti, più soldi corrispondono a minor virtù, poiché il denaro si insinua tra l’uomo e i suoi obiettivi e glieli ottiene, però a scapito della sua onestà. Mette a dormire molte domande alle quali quell’uomo altrimenti avrebbe dovuto rispondere, mentre la sola domanda che gli pone è dura e superflua, come spendere.
Nell’appagamento risplende la vera “ricchezza”; essa risiede nella semplicità e nella limpidezza dell’essere interiore, ma la nostra cecità ci spinge all’accumulo di falsi “miti”.