Fabio Piscicelli – Scienza e tecnologia
Se i numeri non hanno memoria, perché tocca a noi ricordarcene?
Se i numeri non hanno memoria, perché tocca a noi ricordarcene?
I Pitar erano splendidi. Alti, imponenti, così attraenti da lasciare affascinati, erano tanto umani quanto belli. […] i maschi erano magnifici, alti ed eleganti, benché non in modo intimidatorio, forniti di una muscolatura che dava loro movimenti elastici e felini, avevano facce volitive e senza alcun difetto. I loro lineamenti facevano venir spontanea la definizione “cesellati”.
Le parole ci fanno migliori solo quando pigiamo il tasto “invia allegato”… e parte il cuore.
Non si conosce a fondo una scienza finché non se ne conosce la storia.
Come si può mettere la Nona di Beethoven in un diagramma cartesiano? Ci sono delle realtà che non sono quantificabili. L’universo non è i miei numeri: è pervaso tutto dal mistero. Chi non ha il senso del mistero è un uomo mezzo morto.
Non credo che la scienza possa proporsi altro scopo che quello di alleviare la fatica dell’esistenza umana. Se gli uomini di scienza non reagiscono all’intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumulare sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, ed ogni nuova macchina non sarà che fonte di nuovi triboli per l’uomo. E quando, coll’andar del tempo, avrete scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento dall’umanità.
Meglio vivere un solo attimo, un piccolissimo momento di puro amore con una persona lontana migliaia di chilometri, che mille attimi con una persona vicina che non si ama veramente.