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Angela Cicolari – Scienza e tecnologia

Destino disastroso, se si vuole la bellezza di qualcuno solo per vestirsene e trasformarsi in quello che non si potrà mai essere, pretendendo che la maschera di buona fede e salvezza possa riparare dalle conseguenze. E Dio che pretende di compiere ogni male e poi rimediare ad esso, bramando sempre più spirito e luce per il figlio unigenito e la creazione, sentendosi superiore alle leggi fisiche, ha perduto tutto nel modo peggiore nell’unica cosa che non sarà in grado di fare: smettere di volere quel troppo per lui che lo porterà alla morte, che sta assorbendo e ne è ormai assuefatto, distrutto nell’intimo del cuore di ogni cosmo e universo. Non è la matematica il suo nemico e ostacolo per i suoi disegni. Nemmeno se diventerà più bravo di Einstein potrà inseguire i suoi progetti. Persino aggirare una legge fisica resta sempre dentro gli schemi di altre leggi. Quello che cerca è rendere il male appropriato e salvifico perché lo ha scoperto con terrore in colui che più amava: suo Figlio. Allora cerca di cucirgli addosso un’immagine che non gli appartiene, la mia, e a me addossare il suo male. È davvero convinto che cambiare nome cambia l’essenza profonda della vita. Se Dio è diventato il distruttore della vita, e suo figlio il Messia è ormai irrimediabilmente andato patocco (e cerca di vendicarsi su di me perché crede, con ira, omicidi, menzogne, arraffamenti, desiderio di quello che non gli appartiene per darlo ai suoi figli, che sia mia la colpa), da nessuna parte potrà trovare sostituti o salvezza da un male che ha intrapreso lui e che lo porterà solo all’estremo capolinea. Una verità che brucia, ma sempre verità, e non l’ho inventata io. Costruirsi un paradiso con l’essere di qualcuno perché si invidiava, non può che portare all’inferno, qualunque astuzia si usi per evitarlo.

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    Non è compito mio decidere quale direzione deve prendere il futuro. La volontà e le azioni per giungere ad un risultato piuttosto che a un altro non sono le mie, ma del creatore e del giudice universale. Queste azioni susseguite nel tempo potrebbero essere paragonate a una complessa equazione. Gli dei credono che non si possa confutare il risultato, che può essere solo quello che vedono, e un mortale che giunge ad un’altra soluzione è solo per vanità, perché non è in grado nemmeno di intuire la matematica del tempo. La matematica non ha cinque o sei o sette risultati tra cui scegliere, ne ha uno solo. Ci possono essere diversi pareri per una soluzione complessa, ma solo uno è quello esatto. Così è solo Dio che può scegliere, tra la vita e la morte della sua creatura, l’universo e le sue stelle, di cui Egli, gli stessi dèi, e il Diavolo pure, fanno parte.

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    Vidi queste cose addentrandomi nella verità. Due corpi stavano copulando sotto uno strano stemma inciso sopra uno scudo, una spirale con due serpenti che si intrecciavano. Anche questi erano nella stessa posizione e si muovevano nella velocità dell’amplesso. Mi avvicinai e vidi Padre Pio che stava sopra Santa Chiara. Aveva il saio tirato su fino alla vita, mentre Chiara era completamente nuda. Andavano su e giù gridando come animali, la barba di p. Pio quasi gocciolava dal sudore. Un serpente bianco strisciava tra i due corpi, come a guardia di quell’incontro osceno. Strisciava tra le gambe del padre e tra le cosce di Chiara. Quando la copula raggiunse il culmine, padre Pio alzò la testa e gridò qualcosa al cielo in tempesta, segno del passaggio dell’Onnipotente. Al di là delle nuvole si udì una voce dire: “Miei diletti, servi del mio Figliolo, come fate bene l’atto di santa moltiplicazione. Mi genererete una prole, ho trovato infatti delle vittime sacrificali perfette per costruire le creature che genererete. Avete visto le due stelle più brillanti nel cielo, il mio re e la mia regina. Un buon massacro genera prole perfetta. E mi ubbidiranno e mi ascolteranno, come non fanno quelli che uccido, sempre pronti a biascicare eresie e false profezie contro di me. Io sono Tutto, vero? Ditelo a papà”. Chiara e Padre Pio ulularono la loro risposta. “Si tutto, tu solo hai potere di morte e vita, tutto ti appartiene e ne fai ciò che vuoi!”. La tempesta tuonò soddisfatta. Quasi si udì oltre le nubi un sibilo, forse una risata, e una forma scura si muoveva dietro le cateratte della sua Nave, un faro a volte puntava la luce alla ricerca di qualcosa da ghermire. Ora, da Padre Pio uscì un liquido giallo urina, che ingravidò santa Chiara. Partorì subito una creatura deforme, con molti denti appuntiti, e stava per divorare coloro che l’avevano generata. Ma subito dalla tempesta, un angelo scese e investì quella cosa di una sostanza brillante, come un vestito dorato. Il nuovo nato si contorse e gemette, cominciando a trasformarsi… in un neonato umano. La pelle rosea del bambino riluceva della sostanza vitale ottenuta dalle vittime delle carneficine. In fondo ai suoi occhi azzurri splendevano già le acque che un giorno avrebbero inghiottito e annegato ogni cosa. O almeno, ci avrebbero provato.