Antonio Cuomo – Stati d’Animo
Quando riesci a perdonare ti liberi del troppo.
Quando riesci a perdonare ti liberi del troppo.
Volere e non valere, valere è un modo di essere valore.
Ho imparato a non parlare più con chi non ha la volontà di ascoltare. Sono schifata da persone che parlano e come linguaggio conoscono solo quello offensivo, diffamatorio e accusatorio! Ognuno può vivere come vuole, con i modi che preferisce, ma almeno abbiate la decenza di non cadere in basso commettendo errori, modi, azioni per cui avete offeso, diffamato e accusato!
Non ho regole di tempo io, che scandisco la vita con i battiti del cuore. Son la beffa dell’istante, l’unico giullare dei momenti, non tutti hanno mio lesto, ma chi mi trova mi resta eterno a dispetto dei tempi. Piacere, il mio nome è amore!
Non esiste emozione più gratificante della commozione, l’espressione più pura della sensibilità, della dolcezza, del grande immenso privilegio di sentirsi umani.
Alla donna che sono, tolgo le mani di dosso di chi vuole grattarle via i segreti e derubarle i misteri e le confessioni fatte a notte fonda e sottovoce, tra anima ed agonia. Alla donna che sono, evito le intenzioni incapaci degli inesperti che la rendono ‘cosà sotto strati di oscenità, gettando sotto al letto la lettera scarlatta che l’è bruciata sul petto. Alla donna che sono, sottraggo i colori sbiaditi, adeguandoli alle sue iridi per arrivare, in un tuffo, alle pupille che si dilatano e si restringono a seconda di luce e buio. Alla donna che sono, regalo più carne e ossa per rivestire le ferite e camuffare le ammaccature, quelle morali e quelle vere di un tempo, inferte da mani violente e decido di farla vivere di sussurri e bisbigli, ché gli urli sono laceranti e l’hanno sempre spaventata. Alla donna che sono, do la possibilità di desiderare di nuovo e di fare l’amore come lo sapeva fare, perché… beh, sarebbe un peccato non farlo! Alla donna che sono, tolgo la taglia dalla testa, come fosse stata un’assassina ed invece, quella morta ammazzata è stata proprio lei. Alla donna che sono, dedico parole in poesia, sempre, ogni giorno, per ricordarle come viva con la sua testa.
Capita a vent’anni di voler spaccare il mondo. E capita sempre a vent’anni di sentirsi un giorno molto, molto, molto inermi. Si capisce che anche per crescere bisogna pagare la vita con le proprie lacrime, lacrime diverse da quelle dei bambini, ma non meno cariche di fragilità, di quella paura che anche i grandi hanno. E un giorno forse si avrà la fortuna di riderne, come anche i grandi, e non solo i bambini, sanno fare.