Charles Bukowski – Stati d’Animo
Alla gente piace fare foto. A me non dispiace. Sento che coglie solo il processo del morire, che lo tiene sospeso un momento, e sì, può essere divertente.
Alla gente piace fare foto. A me non dispiace. Sento che coglie solo il processo del morire, che lo tiene sospeso un momento, e sì, può essere divertente.
L’ingratitudine nasce a volte dall’impossibilità di sdebitarsi.
Il cuore non prende ordini da nessuno, se non da ciò che sente.
Odio non sapere cosa mi succede quando ho il presagio che mi succeda qualcosa.
Cercami quando stai male, quando stai bene. Cercami se hai compagnia e se sei sola, ma non cercarmi solo quando ti fa comodo, quando non sai con chi stare o non hai nulla da fare, perché io non sono la ruota di scorta di nessuno.
Questo curioso vizio di etichettare ogni cosa, di perimetrare tutto in anguste definizioni, come fossero dei mattoncini lego da riporre ordinatamente negli scatoloni. La realtà è che tu puoi definire il dolore di un femore rotto, ma non quello di un’anima dilaniata, puoi descrivere l’euforia di un attimo, ma non la felicità di una vita, puoi delineare i contorni dell’affetto, ma non tratteggiare i limiti dell’amore, puoi rappresentare un ricordo, ma non il tormento che scatena, puoi ingabbiare un puma, ma non il suo desiderio di libertà.
Ogni volta che qualcuno mi interpreta, mi uccide; e poi mi fa resuscitare nella sua personale comprensione di me.