Kahlil Gibran (Gibran Khalil Gibran) – Stati d’Animo
Il canto del mare termina sulla riva o nei cuori di chi l’ascolta?
Il canto del mare termina sulla riva o nei cuori di chi l’ascolta?
Inciampo nei forse, in attesa dei perché, perdendomi nei quando, per ritrovarmi nel domani dei chissà se.
Solo rischiando si abbattono i propri limiti, vale sempre la pena mettersi in gioco.
La solitudine è un vento freddo che ti attraversa il cuore.
Il singolo individuo e non la pluralità dei soggetti di una società, può generare una propria emozione, e l’onda emotiva e esistenziale respira più dell’essere che siamo, perché è l’essere in noi. Ci ricordiamo di noi stessi perché esiste una distanza in noi dalle emozioni, e creiamo un ricordo. Non c’è tempo in questo spazio: un vuoto ci separa dai sensi mobili del mare emozionale dentro la nostra vita interiore. Sappiamo, perché assistiamo come spettatori ai nostri sentimenti senza controllarli: hanno una luce propria come stelle visibili. Vediamo attraverso il mondo limpidamente, come in un dialogo sereno, tutto ciò che vive sotto il colore del cielo.
Quando non conosciamo il nostro straordinario potenziale siamo schiavi delle nostre fragilità e dai circoli viziosi da cui sembra impossibile liberarci, rendendoci consapevoli della forza interiore che c’è in noi ci libereremmo da ogni condizionamento e impareremmo a vivere liberamente le nostre emozioni.
Quando tutto finisce, resti sola a raccogliere i cocci del tuo cuore, cercando di trovare in te stessa quelle poche forze rimaste per riunirli.