Claudio Visconti De Padua – Tristezza
Che tristezza limitarsi a leggere le carte, le mani. Nessuno impara a leggere gli occhi!
Che tristezza limitarsi a leggere le carte, le mani. Nessuno impara a leggere gli occhi!
Nessuno può comprendere la propria felicità del presente, se nel suo passato non ha avuto la stessa quota d’infelicità.
Quando sogniamo la nostra mente assume le vesti di un regista e ci proietta in mondi fantastici, la nostra anima viaggia libera e noi diventiamo vagabondi dell’ignoto.
Ho imparato dalle lacrime versate, che nessuno è degno di una sola delle mie lacrime, nessuno!
C’è un malessere interiore nella mia anima. Soffro, soffro terribilmente l’assenza di alcuni familiari deceduti.Erano più che affetti e familiari. Erano come spiriti guida e in mancanza di loro, mi sento smarrito, senza bussola… con un dolore che non sono in grado di accettare.
Ho sempre pensato che a stare male non sia né la mente, né l’anima e neanche il cuore. A stare male non è neanche il corpo, poiché stiamo male per il semplice fatto che ci vengono in mente tutte le cose passate e sbagliate, quelle che avresti voluto dimenticare e che in quel momento ti ritornano alla mente. Si, sta male poiché si pensa che stando male ci sia dopo un periodo dove staremo di nuovo bene. Nessuno starebbe male se dopo il dolore non ci fosse il sorriso. Non pioverebbe, se dopo non comparisse l’arcobaleno.
Ho talmente cercato di capire gli altri, che ho smesso alla fine di capire me stessa. I miei sogni, i miei desideri, non so più dove siano finiti. Forse negli occhi di chi ho amato e ora non c’è più o non fa più parte della mia vita. È triste sentire i propri occhi spenti, è triste non sentire più se stessi.