Alberto Moravia – Verità e Menzogna
Quando non si è sinceri bisogna fingere, a forza di fingere si finisce per credere; questo è il principio di ogni fede.
Quando non si è sinceri bisogna fingere, a forza di fingere si finisce per credere; questo è il principio di ogni fede.
Finché gli storici e i giornalisti saranno attaccati a un’ideologia o a un partito e, in alcuni casi, anche a una religione, che siano dalla parte dei vinti o dei vincitori, non potremo mai credere che essi affermino il vero.
Come cambiano le cose quando non c’è decisione, nonostante le emozioni. Siamo corde tese che si spezzano. Fori aperti che inghiottono qualsiasi chiodo. Basta che sia di tanti. È come un canto senza cantante.
Qualsiasi cosa, del resto, è una perdita e spreco di tempo: tranne fottere di gusto o creare qualcosa di buono o guarire o correr dietro a una specie di fantasma-amore-felicità. Tanto tutti finiamo nel mondezzaio della sconfitta: chiamala morte, chiamala errore. Io non son bravo con le parole. Direi però, dato che tutti ci s’adatta alle circostanze, che certe cose accrescono la tua esperienza, anche se magari non si tratta di saggezza. È possibile peraltro che uno resti per tutta la vita nell’errore, vivendo in uno stato come d’intontimento o di paura. Ne avrete viste, di queste facce. Io ho visto la mia.
Ho sentito dire tante di quelle cazzate in vita mia che, ogni volta che qualcuno apre bocca, devo valutare da quale pulpito arriva la predica prima di prenderne atto e decidere se continuare ad ascoltare oppure mandare a quel paese.
Posso impegnarmi a essere sincero; ma non ad essere imparziale.
Tacere delle verità scomode potrebbe essere un atto d’amore verso chi rimarrebbe ferito nel conoscerle, ma edulcorarle per farle ingoiare più facilmente è solo ipocrisia.