Rossana Emaldi – Comportamento
L’accusa è come un dardo, se decidi di scoccarlo devi essere assolutamente sicuro che colpisca il bersaglio giusto.
L’accusa è come un dardo, se decidi di scoccarlo devi essere assolutamente sicuro che colpisca il bersaglio giusto.
Se pensi ad un angelo, cerca di dargli un volto.
Si decide di restare soli perché oggi incontrare qualcuno a cui tu piaccia così come sei è estremamente improbabile, la gente ti fa a pezzi se non ci stai attenta, prima ti da i brividi poi ti lascia i lividi, per questo non mi convincono quelli dal ti amo facile; quelli che amano soffrono e poi passano ad un amore successivo cancellando il precedente con un colpo di spugna. Diffido di quelli che ti dicono sei solo un amica/o e poi cambiano idea e poi la ricambiano ancora e ancora, diffido di tutto e tutti; di ciò che mi accade intorno non so nulla e non ho certezze, so solo che ci vuole una mano gentile per sfiorare un anima buona come la mia.
Ci sono persone che pensano che il perdono sia un atto di debolezza, per cui una volta che lo ottengono per le loro mancanze, si sentono in diritto di continuare, convinte che sarà sempre così. Ma non hanno capito che il perdono è dimostrazione di forza e di amore verso gli altri ed è questione di rispetto verso chi offre un’altra possibilità.
Pensare a se stessi non è egoismo. Si tratta solo di un rimedio all’egoismo altrui….
Ho camminato sempre a testa alta, fiera di ciò che sono e orgogliosa anche dei miei sbagli. Sono un puntino in un grande universo. Mi mescolo e mi fondo con il mondo, mi differenzio per alcune cose e mi amalgamo per altre. Ho sbagliato tanto, sia nelle scelte che nel “pensare”… ma ho fatto anche tante cose giuste e valide. Per questo mi ritengo una di quelle ormai “poche” persone che meritano di camminare a testa alta! Perché ho ammesso i miei errori e ho imparato da essi. Perché ho dato a chi meritava e non mi sono risparmiata mai di incazzarmi laddove avevo motivi per farlo senza mai fingere un finto buonismo ipocrita.
Controllo. Ecco la parola chiave. Non un controllo che blocchi l’istinto, ma un controllo che coadiuvi l’istinto affinché la coscienza possa sentirsi pienamente libera, sincera e convinta di star agendo per il meglio e non per il mero impulso di soddisfare la curiosità del momento, il piacere.