Aleksandr Puskin – Abitudine
Della felicità buon surrogato l’abitudine il cielo ha donato.
Della felicità buon surrogato l’abitudine il cielo ha donato.
Il linguaggio vi fotte, vi traforavi trapassa e voi non ve ne accorgete.Voi sputate su Einsteinvoi sputate sul miglior Freude sull’aldilà dei principi di piacere.Voi impugnate e applaudite l’ovvione avete fatto una minchia di quest’ ovvioin cambio della vostra.Ma io non vi sfido!: non vi vedo!.
Le specie animali e vegetali alla luce del sole, nel buio della foresta godono di libertà – non hanno colpa – il figlio della colpa ne fa strage. Come pesa il tempo!
E passerà, come tutto deve passare. Alla notte più scura non segue forse il giorno? Allora mi consolo perché tutto passa perfino questa incertezza sbroglierà al vento la sua matassa.
Nel fare la fila gli inglesi sono imbattibili: ogni inglese è l’inizio di una fila.
Vedevo d’improvviso una nuova faccia dell’Abitudine. Fino a quel momento l’avevo considerata soprattutto come un potere distruttivo che sopprime l’originalità e addirittura la coscienza delle percezioni; ora la vedevo come una divinità temibile, così inchiodata a noi, con il suo viso insignificante così confitto nel nostro cuore che si stacca da noi, se ci volge le spalle, questa divinità che quasi non distinguevamo ci infligge sofferenze più terribili di qualsiasi altra e allora diventa crudele come la morte.
Niente ha bisogno di essere cambiato quanto le abitudini degli altri.