Alessandro Beggiato – Religione
Se il tuo amore non è stato indicato da Dio, lascia perdere, è come andare in guerra senza fucile.
Se il tuo amore non è stato indicato da Dio, lascia perdere, è come andare in guerra senza fucile.
Dio è come il vento che passa: si sente dappertutto ma non si vede da nessuna parte.
Il mio amore per te è disarmante, non puoi resistere, non puoi resistermi!
La religione è un gioco, ad esser precisi è il “telefono senza filo”.
Il senso dell’esistenza è la felicità.Il creato esiste per essere felice in eterno.Tutto è in funzione della felicità.La vera felicità può esistere solo in presenza dell’amore.Senza amore non può esistere la felicità.L’amore è il motore dell’universo: amare ed essere amati.Dio è amore.Solo per amore ha creato l’universo e la vita, l’uomo a sua immagine e somiglianza.Gesù Cristo ci ha insegnato che Dio ci ama è vuole la nostra felicità, che può avverarsi pienamente solo se anche noi ci amiamo a vicenda, corrispondendo alla fonte inesauribile dell’amore eterno.Questo è il bene assoluto, mentre il male è solo negazione, assenza d’amore.Questo è il cristianesimo, che, a differenza delle altre religioni, porta Dio all’uomo, in carne ed ossa, sul pianeta terra, per donarsi totalmente sulla croce.Mentre le altre religioni nascono dal bisogno umano di una risposta alla morte e di un contatto con l’assoluto, il cristianesimo è una rivelazione divina, un’esperienza di vita.Il cristianesimo non è osservanza di regole e precetti, come l’ebraismo, e neanche sottomissione forzata, come l’islam, ma comunione d’amore, simile all’unione fra l’uomo e la donna, la famiglia che è base per la società.Cosi, lavorando per il bene comune, la patria diventa unica famiglia, senza più politica e filosofia, che sono parole al vento, frutto del controverso pensiero umano.Solo cosi la vita ha un senso e diventa poesìa, una bella poesìa infinita.
Tutte le scienze hanno sempre molto da imparare dalla letteratura e dalle sue metafore; per esempio la celebre frase biblica “Polvere eravate e polvere ritornerete” non vi ricorda il famoso principio fisico “Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”?
Il velo, certo, non è il costume nazionale delle egiziane né tanto meno un segno fondante dell’identità araba. Eppure negli ultmi tempi si è impregnato di una carica identitaria che va oltre l’adesione fideistica all’islam, travalica i confini della religione e si getta anima e corpo nell’appartenenza a un popolo, a una regione, a un destino.