Angela Cicolari – Destino
Ma non dovevano diventare immortali?
Ma non dovevano diventare immortali?
Il mio destino è la cecità, per questo scrivo come fossi uno tsunami e come se non volessi perdere il tempo che mi rimane.
Per spiegare la morte di Dio e del suo regno c’è la scienza, la matematica, ma anche, se si vuole, una poesia amara e lontana, la poesia del non ritorno: vuole a tutti costi, a costo della vita di tutti i mondi, vuole vestirsi dei morti il Figlio delle sfere celesti, la mensa è la sua perdizione, non la salvezza, è la malattia, non la cura, è il problema, non la soluzione. E tuttavia qui non può essere altrimenti, la realtà ha sempre avuto denti. Splendenti di grazie ed eternità rapite e assassinate, cadono gli angeli come meteore infuocate divorandosi a vicenda; improvvisamente bruciato l’universo fino all’ultima candela.
Ma se oggi il Messia e il Padre hanno dato la vita di un altro per costruire e avere l’amore, l’eternità dall’Acqua, il futuro sarà secondo il loro turpe desiderio e inganno, o secondo la loro natura dietro la maschera di questa realtà, il Male?
Quanta vita c’è ancora da vivere, e quante saranno le esperienze che dovrò fare. Quanti sogni da realizzare, e quanti giorni vedrò ancora nascere. Quante cose dovrò dimenticare e da ricordare. Ma tutto questo non potrà mai farmi dimenticare da dove vengo, e nulla potrà cambiare quello che sono, e sarò. La vita mi ha plasmato ma dentro resto e sono quello che sono sempre stato.
Se decidi di scavare nel passato di qualcuno, devi mettere in conto il fango che ti resterà tra le unghie.
In fondo in ognuno di noi c’è una zona in ombra, una parte buia che nascondiamo agli altri e spesso a noi stessi, eppure è proprio in fondo a quell’oscurità, attraversandola, che possiamo trovare la nostra luce, la nostra più intima natura.