Angela Cicolari – Sorriso
Un sorriso falso non riguarda chi lo riceve, ma chi lo fa.
Un sorriso falso non riguarda chi lo riceve, ma chi lo fa.
L’universo è un immenso organismo vivente, la storia è la sua linfa, i mattoni della strada. Se ci fosse una zona in cui si sono sviluppate delle cellule cancerose di solito la cura è una sola, la chemioterapia, che si potrebbe paragonare ad una guerra. Dolorosa, crudele, insensata in quei termini di distruggere i cattivi insieme ai buoni, ma l’unica via. Se si evita, quella zona infetta crescerà fino alla morte di tutto il corpo, in questo caso il cosmo. E quando succederà che l’uomo raggiungerà le stelle e conoscerà altre razze, perché è una questione di tempo, porterà questa zona infetta con sé, estendendo le cellule malate, che si credono sane, inglobando quelle sane, che giudicheranno malate per poi infettarle. Anche se sarà una zona circostritta paragonata all’universo, milioni o forse miliardi di anni luce, il corpo intero morirà. Insieme all’infezione, ma anche a quelle zone pulite, usate per moltiplicare il male e migliorarne le apparenze. Quando tutto si sarà spento, e niente resterà per ricrearlo, nel nulla contrario al costruire, forse una ragione ci sarà. L’estinzione di un organismo nato dalla morte, è il risultato di quelle fredde leggi matematiche che girano e poi si ripetono obbedendo sempre al loro principio, mutano la vita ma mai loro stesse. Tutto ne è regolato, anche chi crede di evitarle ne è guidato, più degli altri, o di chi pensa di sfuggire al proprio male e al destino indossando il bene di un altro. Lascio volentieri il tentativo ad altri, nel loro menù a causa di un desiderio spirituale di… cannarsi.
Un sorriso fa il doppio di strada di un brontolio.
Questa volta la maledizione di Dio, oltre che colpire e squartare l’odiata onestà per farne cibo, è rimbalzata come in uno specchio e tornata a lui. Maledizione potente e spaventosa, ma nella furia del momento, di fronte alle parole, e sbavando per l’acquolina, si è dimenticato che siamo tutti sulla stessa barca.
L’insulto più grande che si potrebbe fare a qualcuno è non trattare il valente secondo il suo valore: significherebbe disprezzarne il valore e l’autorità. Chi riconosce questo valore e gli da il giusto peso e la giusta importanza non gli fa torto, anzi. Per me è una regola indiscutibile.
Un piccolo sorriso nasce e sfugge dalle labbra di luce innocente ed inconsapevole, lento scorre sulle guance per poi dolcemente naufragare in questo cuore costellato.
Non ogni tanto ma il più possibile: sorridere. Può illuminare anche la giornata più buia.