Anonimo – Benessere e bellezza
Notte piacevole e fresca. Perdersi tra musica e note, ridere con gli amici, non pensare a niente. Sono proprio belle certe notti…
Notte piacevole e fresca. Perdersi tra musica e note, ridere con gli amici, non pensare a niente. Sono proprio belle certe notti…
Tra il seno ed il coseno c’è tutto un mondo di seconde scarse.
L’arte è un discorso di follia interpretativa.
Dall’amicizia all’amore c’é la distanza di un bacio.
La virtù è ancor più gradita se splende in un bel corpo.
Di una rosa hai la bellezza, di una rosa hai il profumo, di una rosa hai l’eleganza di stare nella natura e di una rosa hai le spine, ma non ho paura di pungermi d’altronde un po’ di dolore nella vita ci vuole per apprezzare meglio certi momenti e renderli per sempre vivi nella mente.
Quando siamo bambini l’inferno non è altro che il nome del diavolo sulla bocca dei nostri genitori. Poi questa nozione si complica, e allora ci rigiriamo nel letto nelle interminabili notti dell’adolescenza, cercando di spegnere le fiamme che ci bruciano, le fiamme dell’immaginazione. Più tardi, quando non ci guardiamo più allo specchio perché i nostri volti cominciano ad assomigliare a quello del diavolo, la nozione dell’inferno si trasforma in un piumone intellettuale e allora, per sottrarci a tanta angoscia, ci mettiamo a descriverlo. Giunti alla vecchiaia l’inferno è così alla portata di mano che l’accettiamo come un male necessario e lasciamo persino scorgere la nostra ansia di patirlo. Ancora più tardi, e adesso sì che siamo tra le sue fiamme, mentre bruciamo cominciamo a intuire che forse potremmo acclimatarci. Passati mille anni un diavolo ci chiede, con aria di circostanza, se soffriamo ancora; gli rispondiamo che l’abitudine ha una parte ben maggiore della sofferenza. Alla fine arriva il giorno in cui potremmo abbandonare l’inferno, ma rifiutiamo fermamente tale offerta. Chi rinuncia infatti a una cara abitudine?