Anonimo – Luoghi comuni
A certe vetrine non ti ci puoi avvicinare.
A certe vetrine non ti ci puoi avvicinare.
Amico mio non piango più perché te ne sei andato, ora rido perché ci sei stato.
Viene dalle finestre socchiuse, tutta questa luce, viene a osservare la mia veglia che non ha più forze per chiudere gli occhi.Da quando ho cercato di mettere il bavaglio a questa cosa che mi dice dentro che non ti ho eliminato dal mio vivere, o dall’apparenza di ciò che vuol dire, non riesco più a lasciarmi vincere dal sonno… e dalla stanchezza, e la notte non ha più motivo di essere. Tu eri nella notte, dai contorni ora decisi e ora sfuggenti, tu eri dentro la mia notte. E io ho voluto il sole, la luce, ho voluto poter fare a meno della tua dolce lunga passeggiata nel mio inconscio.
Tutti gli attimi trascorsi insieme mi ritornano alla mente, frammenti di esperienze vissute, trama dorata…
Solo con il tempo si comprende che non siamo speciali, siamo semplicemente unici. Siamo noi, con le nostre idee e le nostre caratteristiche, non c’è da stupirsi se qualcuno non ci capisce. Anzi, dovrebbe stupire il contrario, perché alla fine dei conti mai nessuno ci saprà leggere dentro in modo perfetto. Il rifiuto? Può succedere. Il fraintendimento? C’è da aspettarselo. L’amore? Chissà cos’è poi a questo punto.
“Che cosa vuoi, in conclusione?”.”Te”. Rispose.E non so se vi sia qualcosa di più bello…
Chi sa, fa; chi non sa, insegna.