Anonimo – Luoghi comuni
Siamo tutti figli della rivoluzione informatica.
Siamo tutti figli della rivoluzione informatica.
I tuoi occhi sono uno specchio in cui vedo riflessa la rinascita del mondo, un…
Da Carmelo Bene, abbiamo appreso l’arte del disapprendere,dello sperpero dell’arte, della generosità autentica di chi è uscito dalla catena di montaggio. Dobbiamo a questo genio la lezionedi un arte che non consola, che non si arruffiana con il potere,che considera l’individuo non come facente parte di un socialecatalogato e omologato. Quando lo ascolti non sai cosa voglianodire quei testi. Il fatto è che nell’istante in cui Carmelo Benepronuncia una parola, in quell’istante, tu sai cosa vuol dire,un istante dopo: non lo sai più. Così il significato del testoè una cosa che percepisci, si, ma nella forma aereadi una sparizione. Lui diventa quelle parole e quelle parolenon sono più parole, ma voce. E suono che accadediventa ciò che accade, e dunque tutto… e il resto non è più niente.
Levis est fortuna; cito reposcit quod dedit.La fortuna è instabile; presto chiede indietro ciò che ha dato.
L’inglese ormai è la lingua internazionale.
Io non sono razzista, però se ne stessero a casa loro.
Certo che una volta non c’erano tutte queste macchine.