Anonimo – Palindromi
A me dai diadema.
A me dai diadema.
Da Carmelo Bene, abbiamo appreso l’arte del disapprendere,dello sperpero dell’arte, della generosità autentica di chi è uscito dalla catena di montaggio. Dobbiamo a questo genio la lezionedi un arte che non consola, che non si arruffiana con il potere,che considera l’individuo non come facente parte di un socialecatalogato e omologato. Quando lo ascolti non sai cosa voglianodire quei testi. Il fatto è che nell’istante in cui Carmelo Benepronuncia una parola, in quell’istante, tu sai cosa vuol dire,un istante dopo: non lo sai più. Così il significato del testoè una cosa che percepisci, si, ma nella forma aereadi una sparizione. Lui diventa quelle parole e quelle parolenon sono più parole, ma voce. E suono che accadediventa ciò che accade, e dunque tutto… e il resto non è più niente.
La miglior società? Un numero dispari inferiore a tre.
Cara amica, tu ami, tu soffri, tu sei felice, tu vivi i tuoi sentimenti, le tue emozioni, tu hai bisogno di conforto, di una mano, di un amico. Io, amica mia, non sono forse come te?
Ispirati dall’amore, guidati dalla conoscenza.
Tu si che sai tutto.
Sei nata piangendo mentre tutti ridevano, ora muori ridendo mentre tutti piangono.