Anonimo – Stati d’Animo
Penso al passato perché non riesco a vedere un presente.
Penso al passato perché non riesco a vedere un presente.
So di aceto e limone, pungente sulla lingua, brucio sulla pelle. Aspra! Chi non sa diluirmi con la vaniglia dice di me che sono acre. Io mi preoccupo di non essere amara, nonostante i fumi delle pozioni tossiche inalate. Ricordo flebo di veleni somministrarti endovena, sottocute che creavano strati di rancore tra il cuoio e le arterie. E sono scappata nella notte, alzata da quel letto di droghe e soporiferi letali, rintanata come animale impaurito negli antri di boschi solitari e nebbiosi, tra le belve sanguinarie, aspettando l’alba sotto alberi spogli e durante piogge incessanti. Grondante e trafelata. La mia forza mi ha portata a bordo strada, non voglio passaggi da nessuno io, ma camminare sull’asfalto è assai diverso che camminare tra roghi e sterpaglie.
Mi faceva male al centro esatto del petto, sentivo una gran fitta e per quanto potessi sforzarmi di non pensarci, sapevo che non ci sarebbe stata nessuna medicina in grado di guarirmi.
La vita è quel qualcosa che ti è stato dato per usarlo al meglio, poi ti sono stati dati i mezzi per farlo: la cultura, l’amore, la felicità, il mondo, i libri. Successivamente ti è stato donato il tempo da riempire. Solo uno stupido non userebbe tutto ciò per vivere bene.
Con la lettura, spesso, non si sa dove si va a finire.
Il caso è l’abito che Dio indossa quando vuole lavorare indisturbato sulla terra.
La verde speranza di ogni nuovo inizio, è un’alba dai colori pastello, che ti accende gli occhi, per illuminarti il cuore.