Antonio Prencipe – Filosofia
Ed ora io e te cosa siamo?Siamo solo occhi negli occhi infranti nei cristalli.
Ed ora io e te cosa siamo?Siamo solo occhi negli occhi infranti nei cristalli.
Il peso dell’umiliazione opprime. Fa che non sia tu a umiliare alcuno.
Alfine, dunque andai dagli artefici, ché qui ero sicuro di non conoscere che poco o niente, e d’altra parte sapevo che avrei trovata gente fornita di molte belle cognizioni. E in questo non m’ingannai, ché in realtà essi sapevano cose ch’io non sapevo, e per questo riguardo eran più sapienti di me. Ma, o cittadini ateniesi, mi sembrò che il medesimo difetto dei poeti lo avessero anche i buoni artefici: pel fatto stesso che disimpegnava bene la propria arte, ciascuno presumeva d’esser sapientissimo anche nelle altre cose maggiori, e questo errore offuscava quella loro sapienza. Cosicché io, tenendo presente l’oracolo, domandavo a me stesso se preferissi rimanere così com’ero, non sapiente della loro sapienza, né ignorante della loro ignoranza, oppure aver, come han loro, tutt’e due insieme questi requisiti. Risposi allora, a me stesso e all’oracolo che mi giovava rimanere com’ero:.
Ricevere un sorriso è molto bello, ma saperlo regalare è ancora più avvenente.
È importante far ridere ma è ancora più importante non ridere di cose importanti.
Il tetro crea mille segni isolati è la luce a farne un vivace dipinto.
Non è più la morbidezza del fiore, ma vi è del grano disseccato, pieno, fecondo, che rende sicura la stagione invernale.