Barbara Brussa – Guerra & Pace
Dalle ignobili radici dell’infamia, che infestano il giardino della pace, possa crescere alta la pianta della vergogna!
Dalle ignobili radici dell’infamia, che infestano il giardino della pace, possa crescere alta la pianta della vergogna!
Il grido: “Vogliamo la Pace!” è troppo umano, troppo bello, troppo naturale per un’umanità uscita da due spaventose guerre mondiali e minacciata da una terza guerra sterminatrice, perché ad esso non debbano far eco e dar plauso tutti gli uomini i quali non abbiano cuore di belva feroce.
Gli uomini continueranno ad uccidersi gli uni gli altri fino al giorno in cui cominceranno a svilupparsi spiritualmente e a svolgere il loro dovere in modo imparziale e ponderato, opponendosi a ogni forma di integralismo e di predominanza di una fede o di un’ideologia qualsiasi sull’altra.
È l’idea della pace eterna che ci toglie la pace.
E non è neppure questione di vicinanza o lontananza, a volte si sente solo un bisogno immenso di entrargli nell’anima, all’amore, affondare mani e cuore nel profondo e scoprire che la presenza appartiene più al sentire che al vedere.
In un rapporto d’amicizia o d’amore, non è fondamentale conoscere tutti i reciproci segreti, ciò che conta è la purezza, la dignità del fatto e taciuto. Diversamente, tutto ciò che è stato costruito all’ombra di qualcosa che non si può personalmente condividere – pur avendo viaggiato insieme sull’onda dell’affetto – crollerà miseramente a terra, lasciando cenere di nulla.
Quando il rumore del dolore viene udito solo da chi lo prova, diventa disperazione.