Benjamin Disraeli – Libri
Uno scrittore che parla dei propri libri è quasi insopportabile quanto una madre che parla dei propri figli.
Uno scrittore che parla dei propri libri è quasi insopportabile quanto una madre che parla dei propri figli.
Quando il tè viene infuso con l’acqua attinta dalle profondità della mente, il cui fondo è smisurato, abbiamo davvero ciò che si chiama cha-no-yu.
Talvolta si scrivono prima i saggi o le favole e poi se ne traggono morali aforistiche, altre volte invece, prima si scrivono morali aforistiche e solo dopo si scrivono i saggi o le favole.
Così, di fronte ad ogni principe azzurro, dovremo cominciare a chiederci se lo vogliamo davvero, o se è semplicemente ciò che ci hanno insegnato a volere.
Sorrideremo dei nostri vizi. Quali? Quelli di darci per scontati, come se dovessimo esserci sempre come il suono delle campane, come se dovessimo morire insieme ed essere nati insieme, sempre: vizio venuto perché un piccolo spago di giorni si sgomitolava e ci faceva ritrovare.Povera abitudine: raro che uno si accorgesse che l’altro era cambiato dalla sera prima. Raro che ci si accorgesse che il suo umore metteva una pausa diversa tra il giorno già pronto e il buongiorno scambiato, che un sogno aveva sforzato gli zigomi, che un’ombra mai avuta cadeva dalla lampada sulla guancia. Sorrideremo del vizio che ci fa vedere uguali e capiremo i fitti nostri mutamenti e stupiremo che siano stati così numerosi.
Non ci sarà tempesta che potrà fermarti. Non ci sarà fucile che ti metterà paura. Non ci sarà uomo che potrà dirti chi sei.
Anna: “Hai paura?”Smilzo: “Sì.”Anna: “Di me?”Smilzo: “Sì e nessun coraggio sarà bello come questa paura.”