Carlo Dossi – Libri
Io non scrivo mai il mio nome sui libri che compro se non dopo averli letti, perché allora soltanto posso dirli miei.
Io non scrivo mai il mio nome sui libri che compro se non dopo averli letti, perché allora soltanto posso dirli miei.
“Ti ricordi di tuo padre, Haydèe?””Egli è qui, e qui” disse lei, mettendo la mano sul cuore e sugli occhi.”Ed io dove sono?” Domandò sorridendo Montecristo.”Tu?” Disse lei. “Tu sei dappertutto”
La devi capire, è una ragazzina e le manchi. E tu sai, o forse non sai, quanto cavolo le davi, cos’eri per lei, quanto la facevi ridere, quanto la facevi felice.E noi possiamo dircelo. Quanto l’amavi…
Quando ti vidi, la prima volta, rimasi sopraffatta da una forte emozione. Mi succede ancora, ogni volta che ti incontro.Se mi avessi chiesto, im quel particolare istante, di seguirti in capo al mondo lo avrei fatto, senza riserve; forse è di quella lontana sensazione che non so disamorarmi. C’è, nelle donne, un’attitudine atavica all’obbedienza che solo certi uomini sanno stimolare.
Noi non ci vedremo più, quel che era per noi l’abbiamo fatto, e voi lo sapete. Credetemi: l’abbiamo fatto per sempre. Serbate la vostra vita al riparo da me. E non esitate un attimo, se sarà utile per la vostra felicità, a dimenticare questa donna che ora vi dice, senza rimpianto, addio.
Tu meriti di essere trattata nel miglior modo possibile.
Appartenevo a una bella razza di chirurghi, io. Espulso con infamia. Da ridere, a ben pensarci. Lo fanno tutti ma appena ne beccano uno con le mani nel sacco, vibrano d’indignazione. Il Secondo Giuramento di Ippocrate e Ipocrita. Dalle mie avventure ospedaliere (secondo il Giuramento di Ippocrate, il medico d’ospedale dovrebbe essere ufficiale e gentiluomo, ma non credeteci) avevo ricavato abbastanza per aprire uno studio privato in Park Avenue… […]Comunque, conoscevo alcune delle persone giuste. Giocai le mie carte. Ne gettai un paio in pasto ai lupi. Nessuno che mi fosse simpatico, però. Quelli che vendetti ai federali erano tutti dei gran figli di puttana.Cristo, che fame.