Carlo Gragnaniello – Arte
Il teatro si trasforma nell’isola che non c’è e nello stesso tempo l’attore si trasforma in un Peter Pan è la semplice magia di tutto questo è nel ritornar bambini.
Il teatro si trasforma nell’isola che non c’è e nello stesso tempo l’attore si trasforma in un Peter Pan è la semplice magia di tutto questo è nel ritornar bambini.
L’essenza del classicismo è venire dopo. L’ordine presuppone un certo disordineche esso viene a sistemare.
La bellezza terrificante e commestibile dell’architettura dell’Art Nouveau.
Tutto dipende dal tema, da come lo si affronta, dalla regia e dall’interpretazione. Non è detto che ai teatri vogliano per forza delle star.
L’artista è chimico, fisico, architetto. Soldato, pazzo…
Se si parla di pittura sono d’obbligo Magritte, Permeke e, subordinatamente, Topor. Da evitare Picasso, e persino Pollok, forse anche Rauschenberg e Wahrol. Ammessi invece Kandinsky e Klee; semmai un patetico ricordo di Cy Twombly del periodo romano. Ottimo è, per l’Ottocento, confessare un debole per De Nittis e Boldini, persino per Michetti, e ovviamente per Fattori. Si va sempre bene ora con Boccioni, Balla, il primo Carrà. Fra gli scultori, con Moore non si sbaglia mai; glissare su Manzù e semmai ostentare una qualche nostalgia per Medardo Rosso. Se si parla di musica, evitare gli ovvi entusiasmi per Bach, Beethoven, Mozart; Debussy è sempre ottimamente quotato. Con Mahler si va sul sicuro. Ma Schonberg, la dodecafonia, e persino Nono sono argomenti rischiosi, meglio evitare. Ora si è invece tranquilli con Respighi. All’ovvio Verdi è sempre preferibile Donizetti, se non addirittura Puccini. Con Rossini non si sbaglia mai.
Arriva la notte con la sua legione porpora, ritiratevi ora nelle tende e nei sogni, domani entriamo nella città della mia nascita voglio essere pronto.