Carlo Maria Martini (Cardinale) – Filosofia
Uccidere la meraviglia è impedire di vedere le impronte di Dio disseminate dovunque.
Uccidere la meraviglia è impedire di vedere le impronte di Dio disseminate dovunque.
Dio è la nostra non conoscenza. Tutte le religioni hanno approfittato di lui per dare ad ogni rispettiva comunità un’educazione e delle regole condivise per paura del giudizio di Dio e della propria comunità.Hanno avuto perciò, nei paesi oggi più evoluti, la loro utilità storica che ancora può esistere visti disgregazioni, conflitti interni, egoistici usi di certi stati evolutivi, incultura e diversità culturali site in detti paesi.Ritornando alle ancestrali utilità delle religioni queste furono create e usate per dare ad ogni collettività propria aggregazione ed appartenenza basate su concetti astratti e costrittivi. Da li falsità, trasgressione, scoperte, scienza, pensiero filosofico politeista, monoteista e laico che, quest’ultimo, se legato al divenire del presente ha creato evoluzione culturale capita dalle intelligenze ed usata senza rispetto dalla massa.La filosofia, quando non dice verità soggettive, è quella assenza/presenza di volontà intellettuali legate a doppio filo con le reali necessità di benessere ed di evoluzione socioculturale che alla fine tutti usano. Questo è avvenuto ed avverrà la dove pochi ricorderanno i vari passaggi evolutivi.
Per essere felici bisogna vivere, non esistere solamente.
Se la parte più difficile per l’essere umano è rinunciare, lasciare libere le sue certezze è praticamente la più frustrante.
Perditi nell’attimo in cui sentivi che tutto era reale…Perché ora non lo è più.
Se non possiamo ad un tempo elevarci alla santità dell’obbedienza e della fede, resistiamo almeno alle nostre tentazioni; entriamo in guerra e ridestiamo il coraggio e la costanza di Thor e di Odino nei nostri petti sassoni. Questo deve essere fatto nei nostri tempi tranquilli dicendo la verità. Controlla quel tipo di ospitalità e di affetto che non appaiono sinceri. Non vivere più a lungo in attesa di queste persone ingannate e ingannatrici con cui noi conversiamo. Dì pure a quelle persone: o padre, madre, moglie, fratello, amico, io finora ho vissuto con voi secondo le apparenze. D’ora innanzi voglio vivere secondo verità. Sia chiaro a tutti voi che d’ora in avanti io non obbedirò a nessun’altra legge che a quella eterna. Non sarò legato da patti, ma dalla prossimità. Cercherò di nutrire i miei genitori, di sostenere la mia famiglia, di essere il casto marito di una sola moglie, ma queste relazioni le devo realizzare in un modo nuovo mai sperimentato prima. Faccio appello alle vostre tradizioni. Devo essere me stesso. Non posso più rovinare me stesso per voi, o rovinare voi. Se potete amarmi per quello che sono saremo tanto più felici. Se non potete, io cercherò ancora di meritare che voi mi amiate. Non nasconderò i miei gusti o le mie avversioni. Così sarò certo che ciò che è profondo e sacro, che farò con forza davanti al sole e alla luna qualunque cosa mi procuri internamente gioia e che il cuore mi indichi. Se sei nobile ti amerò; se non lo sei, io non ferirò né te né me stesso con ipocrite attenzioni. Se tu sei in una tua particolare verità che non coincide con la mia, rimani fedele ai tuoi compagni, io cercherò i miei. Mi comporto in questo modo non per egoismo ma umilmente e sinceramente. È tuo interesse, e mio, e di tutti gli uomini vivere nella verità, per quanto a lungo abbiamo indugiato nella menzogna. Questo ti sembra oggi troppo duro? Amerai ben presto ciò che è dettato dalla tua natura così come dalla mia, e se seguiamo la verità essa alla fine ci porterà fuori in salvo. Ma in questo modo puoi procurare dolore a questi amici. Sì, ma io non posso vendere la mia libertà e il mio potere, per salvare la loro sensibilità. Inoltre, tutte le persone hanno i loro momenti di discernimento, quando guardano alla ragione dell’assoluta verità; allora essi mi giustificheranno e faranno la stessa cosa.
Il filosofo diviene “pretenzioso” quando ritiene sia un suo diritto la visione diretta della meta.