Carlos Ruiz Zafón – Libri
Così mi scordai di me stessa, del fatto che stavo invecchiando e che avevo sprecato la mia gioventù amando un relitto, un essere senz’anima, uno spettro.
Così mi scordai di me stessa, del fatto che stavo invecchiando e che avevo sprecato la mia gioventù amando un relitto, un essere senz’anima, uno spettro.
Il signor Sempere credeva che Dio vivesse un po’, o molto, nei libri e per questo dedicò la propria vita a condividerli, a proteggerli e ad assicurarsi che le loro pagine, come i nostri ricordi e i nostri desideri, non andassero mai perdute, perché credeva, e fece credere anche a me, che finché fosse rimasta una sola persona al mondo capace di leggerli e di viverli, sarebbe restato un frammento di Dio o di vita.
La nostra relazione non poteva continuare in quel modo, in equilibrio sulla punta di un coltello. Prima o poi saremmo caduti, da una parte o dall’altra della lama, e ciò dipendeva esclusivamente dalle sue scelte, o dai suoi istinti. Io avevo preso una decisione prima ancora di rendermene conto razionalmente ed ero pronta a rispettarla fino in fondo. Perché niente era per me più terrificante, più straziante, del pensiero di allontanarmi da lui.
I libri si offendono quando vengono dati in prestito; perciò spesso non ritornano.
Doveva capitare, prima o poi, che ci incontrassimo qui. La fortuna ha voluto che fossimo soli. Lui mi guarda e ha la forza di non abbassare gli occhi. Io lo guardo e ho la debolezza di non distogliere i miei.
Qualche decina di anni fa assistetti a un funerale in un cimitero cristiano di Mission, nel sud Dakota. Dopo che il corpo fu calato nella fossa intorno alla quale erano riunite numerose persone in lacrime, una vecchia donna fece un passo in avanti e depose un’arancia sulla bara. Il sacerdote che aveva officiato la cerimonia si precepitò a gettare via il frutto dicendo: “Quando pensate che il defunto potrà venire a mangiare quest’arancia?”Uno dei sioux presenti rispose: “quando l’anima verrà a sentire il profumo dei fiori”.
Non ti uccido adesso, perché turberei Bella. Ma se la riporti di nuovo a casa ferita – e non mi importa di chi è la colpa: fa lo stesso se inciampa o se un meteorite cade dal cielo e la colpisce in pieno – se me la riporti in uno stato di salute che non è quello in cui era quando te l’ho lasciata, ti spezzo le gambe.Lo capisci, randagio che non sei altro? … e se ti azzardi un’altra volta a baciarla, ti spezzo la mascella al posto suo.