Caspar David Friedrich – Arte
L’arte non può avere come fine l’imitazione.
L’arte non può avere come fine l’imitazione.
Sergio Bonelli ha creato una rete infinita di collegamenti tra i suoi sogni e quelli…
Il teatro si trasforma nell’isola che non c’è e nello stesso tempo l’attore si trasforma in un Peter Pan è la semplice magia di tutto questo è nel ritornar bambini.
Se si parla di pittura sono d’obbligo Magritte, Permeke e, subordinatamente, Topor. Da evitare Picasso, e persino Pollok, forse anche Rauschenberg e Wahrol. Ammessi invece Kandinsky e Klee; semmai un patetico ricordo di Cy Twombly del periodo romano. Ottimo è, per l’Ottocento, confessare un debole per De Nittis e Boldini, persino per Michetti, e ovviamente per Fattori. Si va sempre bene ora con Boccioni, Balla, il primo Carrà. Fra gli scultori, con Moore non si sbaglia mai; glissare su Manzù e semmai ostentare una qualche nostalgia per Medardo Rosso. Se si parla di musica, evitare gli ovvi entusiasmi per Bach, Beethoven, Mozart; Debussy è sempre ottimamente quotato. Con Mahler si va sul sicuro. Ma Schonberg, la dodecafonia, e persino Nono sono argomenti rischiosi, meglio evitare. Ora si è invece tranquilli con Respighi. All’ovvio Verdi è sempre preferibile Donizetti, se non addirittura Puccini. Con Rossini non si sbaglia mai.
Un elemento fondamentale che mi ha portato verso la moda è stata la passione, la necessità quasi fisica, di un rapporto diretto con la materia del mio creare.
Nutrirsi di arte, fondendo pittura, poesia e musica è possedere i sensi per guardare con…
Se lei si illude d’esserci, se lei si illude che io esista lo faccia.