Chiara Garbuglia – Comportamento
Parlo a voi senza censure come un ubriaco parla di sé ai passanti; molti continuano la loro corsa, qualcuno si ferma ad ascoltarlo.
Parlo a voi senza censure come un ubriaco parla di sé ai passanti; molti continuano la loro corsa, qualcuno si ferma ad ascoltarlo.
Ho imparato che la comprensione organismica globale di una situazione è più degna di fiducia che non la mia ragione.
La tua posizione presa sia anche la tua volontarietà; non quella di qualcun altro dipesa…
Non è mia abitudine rispondere a provocazioni di gente poco intelligente e priva di contenuti. Preferisco ignorarli regalare loro la mia indifferenza. Perdere il mio tempo con loro sarebbe un’offesa alla mia intelligenza.
Abbasso la testa solo dal parrucchiere e per allacciarmi le scarpe.
Teologi e confessori insegnano il distinguo fra peccato ed errore: nel primo caso c’è dolo, ossia una coscienza deliberata e un’intenzionalità consapevole di “cadere in tentazione” compiendo un male ch’eppure la propria etica sa riconoscere, mentre nel secondo caso non c’è dolo bensì l’incappare in sbagli dovuti alla perlustrazione di territori morali nuovi, tanto vergini quanto ancora non sminati; è l’inevitabile rischio dell’avanguardia, della ricerca, della sperimentazione inedite. Ma nell’esistenzialismo si dà anche una terza alternativa: è indimostrabile che la realtà sia come la Settimana Enigmistica, che pubblica solo problemi già risolti in partenza. La vita vera potrebbe non ammettere alcuna risposta significativa e decisiva, il che ci condanna al fallimento a prescindere dal dolo o meno, dalla cattiva o buona volontà.
Non bisognerebbe affliggersi per ciò che è stato ed è senza rimedio.