Claudio Visconti De Padua – Tristezza
Quella fiamma che riscaldava il mio cuore dal gelo del mondo, lentamente si assottiglia, adesso non è che un lucignolo e il mio cuore sofferente inizia già a patire il freddo del mondo! Papà non lasciarmi!
Quella fiamma che riscaldava il mio cuore dal gelo del mondo, lentamente si assottiglia, adesso non è che un lucignolo e il mio cuore sofferente inizia già a patire il freddo del mondo! Papà non lasciarmi!
Sono giunta troppo tardi in un mondo troppo vecchio.
Vagavo nel buio della vita, in notti senza stelle! Inattesa folgore a scoprire vergini orizzonti; quella luce nelle tue pupille come un faro sulla fredda burrasca, a darmi guida su acque tumultuose! Tutt’intorno l’oscuro m’accerchiava, quella luce che io d’un tratto vidi spalancò le porte del mio cuore; Quella notte approdai da fosche nebbie nel porto dell’anima del mio amore!
Vivo è dolore di una spina conficcata nell’abisso dell’anima, giace sapiente l’ultimo urlo, ultima spina inflitta, resta profonda negli abissi sconosciuti anche all’anima scheggiata di chi amor è! E d’amore muore!
La massima sventura è la solitudine.
L’anima delusa che sceglie nonostante tutto ancora l’amore, anche dopo essere stata ferita è quella che fa dell’amore la sua più sublime follia.
Il grido dell’anima è quanto di più straziato può ascoltare il nostro cuore.