Edvania Paes – Anima
Ho un’anima dannata. Ma pago tutti i miei danni.
Ho un’anima dannata. Ma pago tutti i miei danni.
La corteccia dura nasconde comunque il tenero. Più c’è “del tenero” più la corteccia indurisce.
Se la mia poesia servirà a salvare un’unica anima, anche la più piccola delle anime, allora non avrò vissuto invano.
L’anima, se ne rimane ingessata come una pannocchia verde, per anni, tra strutture e sovrastrutture di false considerazioni e obbligo di buona creanza. Poi ami. E quel reticolato si disfa. Viene fuori l’essenza. Il prototipo dell’anima che avrai. Rinasce ancora una volta, candida come un giglio al suo sbocciare, cristallina come rugiada accomodata sull’erba. Nell’istante esatto in cui viene alla luce, accade un imprinting. L’essere che ha facilitato quel fiorire, diventa unico. Irripetibile. Mai più accadrà simile armonia.
Polvere sei, in polvere tornerai, non fu detto dell’anima.
Quando l’anima ascolta l’infinito, il suo eco vive nell’infinito.
La disperazione corrode l’anima.