Edvania Paes – Stati d’Animo
Sono morta e rinata dalle mie proprie cenere talmente tante volte che le araba fenice fanno gioco da ragazzi.
Sono morta e rinata dalle mie proprie cenere talmente tante volte che le araba fenice fanno gioco da ragazzi.
L’errore è: attribuire all’altro il merito della propria felicità, e la colpa della propria possibile infelicità.
Il più delle volte restiamo in silenzio, proprio per ascoltare ciò che il cuore non riesce a scandire mentre parliamo.
Penso che sempre dobbiamo mantenerci nel giusto mezzo, i pensieri malsani e distruttivi non portano a nessuna strada e gli estremi nemmeno.
Abbiamo giocato l’anima in partite già perse in partenza, forse proprio per questo oggi tentenniamo anche nel giocarcela laddove ci sono le giuste possibilità. Perdere l’anima, svuotarsi completamente e distruggersi il cuore è un prezzo troppo alto da pagare per chi ha paura di non trovare la forza per ricostruirsi ancora.
Vorrei chiudermi nell’immensità dei miei pensieri, lasciandoli scorrere dentro di me.
E voltandosi guardò il cancello. Nulla gli apparteneva di quel luogo e non aveva memoria alcuna di un legame con quelle mura. Gli occhi, sempre a cercare un altrove, come la sua carcassa stanca; di quel corpo che aveva seduto e camminato ovunque; e ovunque era ricordo. Ma non lì. Lì non vi era ricordo perché non vi era mai stata pace.La libertà è questo. La leggerezza dell’anima nel guardare un cancello, una casa, un letto, e non sentirsi disturbati.