Edvania Paes – Stati d’Animo
Sarebbe davvero bello se certi “adesso” fossero infiniti.
Sarebbe davvero bello se certi “adesso” fossero infiniti.
Lì, ove c’è imbarazzo della scelta, una forte fonte di attrazione assume un significato infinito ed incomprensibile.
Sensazioni sparse sabbia nel vento granelli di pensieri a forma di nuvola con dentro un temporale che si trasformano in cristalli di ghiaccio, Assenza una carezza scivola sul viso che sà di primavera occhi profondi di mangrovie, tu sei il creato una luce che guida l’anima nessuna ruga sul tuo cuore batte melodie per bimbi mai nati nel Guf. Ti aiuterò a far nascere il sorriso di quelle anime e da lassù’ nella luce resteremo per sempre.
A volte ci si sente traditi dal corso della vita.
Non è il tempo a segnare il tuo passaggio, ma è il tuo passaggio a segnare il tuo tempo.
Lacrime lunghe che arrivano alle ginocchia perché le ginocchia arrivano agli occhi ed i capelli fanno da coperta e le braccia da gabbia, la pancia da cuscino ed uno sgabello da trespolo, così, appollaiata al dolore a mangiar miglio liquido e veder il vento fare mulinello di piume, ché delle ali è rimasto scheletro decalcificato e dell’aria che libra, carbonio tossico.
Nel mio immaginario non c’è solo il compimento, c’è la tensione, lo spasmo, il prolungare, il confondere il piacere con una piccolissima punta raffinata di dolore, il rimandare, il fermarsi, il soffermarsi, l’imbarazzarsi, restare senza parole, restare preda. La mia voglia di dare, in realtà, è una forma di drastico egoismo, non è neppure, semplicemente, ricevere, ma è usurpare, rubare e depauperare. È un cavallo legato al giogo costretto a fare il giro, imbrigliato com’è, ma che s’incazza e s’imbizzarrisce e vuole scalciare. Tradurre ogni pensiero in parola mi è difficile; sono come il cavallo, con i paraocchi, non so dove me ne vado, vado perché mi sento tirare.