Fabio Privitera – Silenzio
Un liquido silenzio mi dimora il petto in attesa che venga liberato, sia che esso diventi un bisbiglio a fil di voce o l’urlo di chi non voleva più star dentro, alla mercé di un pensiero.
Un liquido silenzio mi dimora il petto in attesa che venga liberato, sia che esso diventi un bisbiglio a fil di voce o l’urlo di chi non voleva più star dentro, alla mercé di un pensiero.
Quando i silenzi abbracciano i vuoti l’anima si ritrova.
Certi amori riaffiorano e basta, per qualche attimo, quasi a volersi accomodare per un caffè prima di riprendere il loro viaggio in qualunque altro luogo, lontano dal tempo in cui erano casa.
Sono spesso i silenzi quelli che fanno più rumore nel cuore di chi vive in sofferenza, sono spesso le parole dette senza pensare quelle più silenziose nel cuore di chi avrebbe bisogno solo di un abbraccio.
Noi siamo spinti a immaginare perché il reale non ci piace, se ci piacesse saremmo così presi dal viverlo che, forse, smetteremmo anche di leggere e rintanarci nelle storie d’inchiostro. Non so davvero tra le due cose quale convenga si realizzi.
Ascolto in silenzio il mio silenzio sfumature di colori indefiniti un’arcobaleno di ricordi e di realtà’ un’orologio gocciolante di tempo dove non esiste pace ma guerra tra i colori indefinito un viso forse il mio di come poteva essere e non è’ stato di come è e di come poteva essere vissuto forse anche i sogni ingialliscono o siamo noi che perdiamo gocce di vita.
Il silenzio è il rumore dell’anima, perché in lei ci sono tutte le cose che si vorrebbero dire, ma non ne si ha il coraggio. Perché nel silenzio ci ritroviamo a essere noi stessi.