Federica Bosco – Vita
La vita era come un porto: gente che andava e veniva di continuo e che non si fermava mai più del dovuto.
La vita era come un porto: gente che andava e veniva di continuo e che non si fermava mai più del dovuto.
Grazie all’invidia l’erba del vicino è sempre più verde.
Colui che non rispetta la vita, non la merita. L’uccisione di un animale verrà considerata alla stessa stregua dell’uccisione di un uomo.
Penso che ognuno prima o poi, per un motivo o per un altro, è costretto a entrare in clandestinità. Ovviamente parlo di una clandestinità diversa da quello che solitamente si intende con questo termine, piuttosto è un essere costretti ad annullarsi, nel senso di smettere di essere orgogliosi di come si è ma al contrario nascondersi per fuggire dal resto del mondo. Il resto del mondo ovviamente è quella parte che non ti accetta. Chi ti accetta è parte del tuo mondo. Quindi l’unica maniera per salvarsi appare inevitabilmente quella di nascondersi dietro la maschera di qualcun altro che fai passare per te stesso. L’unica cosa è che dalla clandestinità prima o poi devi uscire.
Quando la vita ci mette di fronte a un bivio bisogna essere lungimiranti percorrendo la strada più irta dopo aver dato uno sguardo a quella in discesa…
Ci occupiamo di ieri che è già passato, di domani che non è ancora arrivato, nel frattempo la vita, come un treno, ci passa davanti inosservata.
Il cuore nella solitudine e nella pace. Non Parlo della solitudine, dell’isolamento completo e della privazione,. Ma da scarico dell’universo, che attraverso l’assenza di pensiero, e con la cecità di un ‘Aedo non fa sentire, toglie la percezione di essere in un ingorgo, e ti riempie di calma.